Al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto la “Potato digger” racconta le armi della Grande Guerra

Chi entra oggi al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto trova, accanto ai documenti e alle immagini della Grande Guerra, un’armeria più ordinata e leggibile, frutto di un lavoro silenzioso portato avanti in collaborazione con l’Esercito Italiano. Nel marzo 2019 il Comune e l’Esercito hanno firmato un protocollo d’intesa che ha permesso di mettere mano al vasto patrimonio di armi custodito nel museo: oltre novecentodieci pezzi, tra armi da fuoco e armi bianche della Prima guerra mondiale, che avevano bisogno di manutenzione e piccole riparazioni per recuperare appieno il loro valore storico e tecnico.

armi museo bastt

I risultati si notano già percorrendo le sale. I militari specializzati, provenienti dai reggimenti dipendenti dalla Brigata corazzata Ariete, hanno dedicato a questo intervento circa cinquecento ore di lavoro, documentando le varie fasi con immagini e schede tecniche. Non si è trattato solo di pulire e conservare, ma anche di rivedere gli allestimenti: alcune armi sono state smontate per sostituire componenti non originali, altre sono state spostate per dare maggiore coerenza ai percorsi espositivi, mentre diversi pezzi interessanti sono usciti dai depositi per essere finalmente presentati al pubblico.

L’ex assessore alla Cultura Barbara De Nardi, che ha seguito da vicino l’iter del protocollo, sottolinea come il lavoro abbia permesso di eliminare “doppioni” e inserire in mostra elementi finora poco visibili. Tra questi ci sono caricatori e una tracolla che completano alcune armi in vetrina, un nuovo pannello dedicato alle baionette e un’ottica per fucile Carcano Mannlicher 1891, destinata ai tiratori scelti e marcata Filotecnica Milano, ora aUiancata da vari modelli di baionetta montati direttamente sui fucili. Per chi visita l’armeria del museo, questi dettagli aiutano a capire meglio l’uso concreto delle armi sul campo e il livello di specializzazione raggiunto durante il conflitto.

Tra le novità più curiose spicca l’esposizione di una Colt Browning 1895, rimasta per anni nei magazzini. Si tratta di una mitragliatrice progettata a fine Ottocento da John Browning e conosciuta popolarmente come “Potato digger”, la “scava patate”, per il movimento caratteristico della leva posta sotto la canna, che durante il fuoco continuo sembra appunto zappare il terreno. L’arma, impiegata da diversi eserciti e in vari calibri, è legata anche alla storia italiana della Grande Guerra, e vederla oggi esposta a Ceneda permette di collegare le vicende del fronte veneto a un più ampio quadro internazionale della tecnologia militare del tempo.

Questa operazione di manutenzione rientra in un progetto più ampio di valorizzazione del Museo della Battaglia, che già da alcuni anni ha rinnovato i percorsi espositivi articolandoli tra vita in trincea, vita sotto occupazione e “armeria di casa Marson”, senza perdere il legame con l’allestimento originario voluto dal fondatore Luigi Marson. Camminando tra le vetrine, il visitatore può così apprezzare non solo la quantità dei pezzi, ma anche la cura con cui sono stati restaurati e ricomposti, in un equilibrio tra memoria della guerra, storia delle armi e attenzione alla conservazione.

Per chi sceglie Vittorio Veneto come tappa di un itinerario storico lungo il fronte veneto, una visita al Museo della Battaglia oUre quindi oggi un motivo in più di interesse: accanto alle grandi mappe e ai pannelli dedicati agli eventi dell’ottobre 1918, l’armeria rinnovata e la presenza della “Potato digger” Browning 1895 permettono di osservare da vicino l’evoluzione delle armi leggere e di immaginare con maggiore concretezza la realtà dei combattimenti che hanno segnato queste terre.

armi museo baati
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts