Il debutto sotto i riflettori dei Giochi: il ricordo di Manuela Angeli, pioniera del pattinaggio artistico su ghiaccio

Quando Manuela Angeli parla delle Olimpiadi del 1956, lo fa con quella calma luminosa di chi ha imparato a guardare indietro senza nostalgia, ma con gratitudine. “Avevo sedici anni, e tutto mi sembrava enorme -ricorda – Ma il ghiaccio… quello no. Quello era familiare”.

Seduta accanto alla finestra della sua casa ampezzana, la stessa luce che filtrava sulle piste nel ’56 sembra tornare a posarsi sul suo volto.

È da qui che parte il suo racconto: da una ragazza che cresceva tra le montagne, con un paio di pattini che diventavano ogni giorno un po’ più parte di lei.

“Quando mi dissero che avrei partecipato ai Giochi, non capii subito cosa significasse davvero – confessa – Per me era una gara, una delle tante. Solo più grande”.

Eppure, dietro quella semplicità, c’era la consapevolezza di rappresentare l’Italia in un momento storico: i primi Giochi invernali ospitati dal Paese, la sua Cortina trasformata in un palcoscenico mondiale.

Il ricordo più vivido è quello dell’ingresso in pista: “Sentivo il rumore del pubblico come un’onda. Non era paura, era… rispetto. Come se il ghiaccio mi stesse dicendo: fai quello che sai fare”.

La musica parte, e Manuela scivola. Linee pulite, movimenti morbidi, la grazia naturale che chi la vide allora ricorda ancora. Non c’è medaglia, ma c’è qualcosa di più sottile e più duraturo: la sensazione di aver lasciato un’impronta: “Quando finii, non sentii subito gli applausi. Sentii il respiro. Il mio. E capii che ce l’avevo fatta“.

Oggi sorride quando qualcuno la definisce “pioniera”: “Non mi sono mai sentita una pioniera. Facevo quello che amavo. Ma se qualcuna, dopo di me, ha trovato un po’ più facile salire sul ghiaccio… allora ne è valsa la pena”.

Il Veneto del dopoguerra non era certo una terra di pattinaggio artistico. Eppure, grazie a lei, quel ghiaccio olimpico ha avuto anche un volto giovane, femminile, ampezzano.

“Non ricordo la classifica. Ricordo la luce sulla pista. Ricordo la mia famiglia sugli spalti. Ricordo Cortina che sembrava il centro del mondo”, ricorda.

E forse è proprio questo il valore della sua storia: non i numeri, non i piazzamenti, ma la testimonianza di una ragazza che, a sedici anni, ha portato la sua eleganza in un’Olimpiade che avrebbe segnato un’epoca.

Manuela Angeli non cerca riconoscimenti. Ma il suo nome resta lì, tra le pieghe della memoria sportiva italiana, come una traccia lieve sul ghiaccio: destinata a sciogliersi, sì, ma mai del tutto a scomparire.

(Autore: redazione Qdpnews.it)
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