A quattro mesi dalla scomparsa di Matteo Vendramin, 31enne coneglianese, si accende un barlume di speranza.
A riferirlo è la zia materna del giovane, la quale ha spiegato che, grazie anche al supporto dell’associazione Penelope, la Prefettura ha accolto la richiesta di supplemento delle ricerche avanzata dalla famiglia.
Matteo è scomparso lo scorso 7 ottobre, dopo aver passato alcune ore nella zona di Rua di Feletto, frazione di San Pietro di Feletto.
Da allora di lui non si è più saputo nulla, nonostante i numerosi appelli fatti e le ricerche svoltesi a ridosso della scomparsa.
“L’angoscia sale, questa per noi è una fase molto difficile – la premessa fatta dalla zia -. Si tratta di un silenzio che fa sempre più rumore, in quelli che sono stati 4 mesi avvolti nel mistero”.
“Finora non ci sono stati avvistamenti e le segnalazioni sono state pochissime e inattendibili – ha proseguito -. Pertanto, tramite Penelope, abbiamo fatto questa richiesta di supplemento delle ricerche: è arrivato il parere positivo della Prefettura, dopo un tavolo tecnico, a cui ne seguirà un altro”.
Due le fasi di ricerca ipotizzate, come ha spiegato la zia di Matteo.
“L’idea è quella di ampliare il perimetro di perlustrazione, con un primo setacciamento tramite i droni e una seconda perlustrazione a terra”, ha aggiunto. Troppo presto per conoscere le date precise di queste ricerche.
“Siamo contenti di essere stati rassicurati sul fatto che c’è una continuità delle indagini – il commento della parente -. L’accoglimento della nostra richiesta ci dà speranza, perché è stata colta la nostra grandissima preoccupazione, in questo silenzio assordante: viviamo in uno spazio di attesa e di angoscia“.
Angoscia che si accompagna alla determinazione di voler proseguire nelle ricerche, per arrivare a un epilogo e poter archiviare una pagina triste e di dolore per tante persone, tra familiari e amici.
“Non vogliamo assolutamente mollare, non è giusto – ha affermato la zia -. Bisogna insistere: una scomparsa non si può archiviare, perché è un diritto della famiglia e della comunità quella di conoscere la sorte dello scomparso”.
“La scomparsa di Matteo ha contorni indefiniti e irrisolti: vogliamo ritrovarlo e che questa storia abbia un epilogo – ha ribadito – Tale accoglimento è per noi un atto di speranza. Abbiamo la paura che questo, altrimenti, diventi un caso irrisolto poi archiviato”.
La zia materna ha quindi rivolto un pensiero all’associazione Penelope, che sta supportando la famiglia nei suoi appelli e in questo periodo così difficile: “L’associazione Penelope, che fa da ponte, è stata per noi un enorme salvavita – ha concluso -. Anche grazie a loro siamo riusciti a ottenere questo risultato”.
(Autore: Arianna Ceschin)
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