Un viaggio nella storia di due geni è quanto è stato proposto ieri sera nella Galleria civica “Vittorio Emanuele II” di Vittorio Veneto, da Antonio Trampus, curatore della mostra in corso “Due geni veneti tra storia e mito” (nonché professore ordinario di Storia moderna all’Università Ca’ Foscari di Venezia e presidente del Comitato nazionale per le opere di Giacomo Casanova), e da Giampaolo Zagonel, studioso di Lorenzo Da Ponte (il librettista di Mozart), oltre che componente della commissione scientifica del quotidiano Qdpnews.it.
Un confronto tra due figure apparentemente distanti, ma legate da una profonda amicizia e destinate a restare dei nomi intramontabili e rappresentativi del Settecento italiano.
Alla serata erano presenti, per il Comune di Vittorio Veneto, anche l’assessore alla Cultura Enrico Padoan e il presidente del consiglio comunale Alessandro De Bastiani.
Trampus e Zagonel hanno iniziato la serata interpretando un dialogo immaginario tra i due geni, una sorta di “tenzone”, a colpi di ironia tra le due figure, riprendendo i dettagli più critici delle rispettive biografie.


“Io valgo, invece tu non vali niente – è la battuta tagliente rivolta da Zagonel-Da Ponte a Trampus-Casanova – Le mie memorie sono qualcosa di vivo ancora oggi”.
Nonostante l’ironia di questo dialogo, è emerso come queste due figure, a dispetto del pensiero del tempo, conoscessero il valore delle donne le quali, secondo loro, dovevano essere messe nella condizione ideale per mostrare tutto il proprio talento.
La serata si è quindi spostata negli spazi della mostra in corso, dove Simone Volpato (studioso e in rappresentanza della libreria antiquaria che si è occupata del Fondo Zagonel) ha posto l’accento su quanto siano pochissime le opere di entrambi sopravvissute allo scorrere del tempo.
“Da Ponte e Casanova dovettero lottare per essere riconosciuti come autori e furono di conseguenza obbligati a sottostare alla volontà dei tipografi – ha raccontato – Soprattutto Casanova fu costretto a pubblicare sotto falso nome o sotto falso luogo della tipografia, visti i contenuti delle sue opere”.


“Non ebbero quindi successo o comunque fu un successo limitato nel tempo”, ha aggiunto.
Volpato ha quindi ricordato l’attività di editore di Da Ponte a Londra e anche di libraio in America (dove tuttora è uno dei simboli del “Made in Italy”): “Visse la frustrazione di non poter editare le sue opere, ma quelle di altri autori più noti di lui. Questo spiega perché le sue edizioni andarono disperse o rimasero introvabili”, ha aggiunto.
Due figure, quelle di Da Ponte e Casanova, apparentemente distanti, ma in realtà accomunate da un periodo storico in cui la condizione editoriale non favoriva, allo stesso modo, tutti i letterati.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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