Ospite d’eccezione ieri sera nella sede della concessionaria Borrauto di Conegliano: un ampio pubblico non è mancato all’incontro con Mauro Corona, scrittore e scultore di montagna, il quale ha presentato il suo ultimo libro, “I sentieri degli aghi di pino”, edito da Mondadori.
Corona, accompagnato dallo storico amico Poiana (che ha allietato il pubblico con i vari versi di uccelli), ha colto l’occasione per affrontare diverse tematiche, tra cui la sua scrittura, la vita, la considerazione di sè, la letteratura e gli intellettuali.
Lo scrittore è stato accolto da Lara e Ivan Rigato, titolari della concessionaria, i quali hanno spiegato di aver chiamato Corona “per la continua attenzione riservata al territorio”.
Presenti in platea il sindaco di Conegliano Fabio Chies con il vicesindaco Claudio Toppan che, al termine dell’incontro, ha donato a Corona un volume su Conegliano.
Non sono mancati inoltre il sindaco di Codognè Jessica Masini, Simonetta Mandis e Renzo Zanchetta, vicesindaci rispettivamente di Orsago e San Vendemiano, una rappresentanza del Comune di Erto e il comandante della Polizia locale di Conegliano Claudio Mallamace.
Mauro Corona ha iniziato raccontando il suo legame con Conegliano, instaurato già dai tempi in cui la figlia Marianna frequentava l’istituto Da Collo.
“Ricordo il lungo viaggio per arrivare a Conegliano: mi pareva di andare a Napoli – ha ricordato Corona – Poi, con il terzo ritiro della patente, mi hanno risparmiato questo sforzo”.
“Quando mi guardo allo specchio, mi chiederei i danni da solo – ha ammesso, senza nascondere un sorriso – So di non valere molto, la notorietà è giunta per caso. Poi è arrivata Bianchina e cavalco l’onda”.


“La saggezza non la conosco, ho un brutto carattere: se diciamo agli amici come sono, spesso si offendono – ha spiegato – Cerco disperatamente di migliorarmi, per il rapporto con gli altri. Sono diventato famoso non facendo un tubo e facendo il pagliaccio in tv”.
“Sono il re della mediocrità felice, non mi sono mai preso sul serio e quando morirò, dovranno scrivere ‘Qui giace Mauro Corona, uomo iniquo e perverso, pregare per lui è tempo perso’“, ha aggiunto.
“Ho commesso tanti errori, a volte anche di proposito, per ribellione e per provocare – ha spiegato – Gli ultimi anni li vedo tranquilli, perché ho smesso di vedere negli altri il male e l’arroganza. Credo che sia una fortuna poter invecchiare: non so cosa mi aspetta e non lo voglio sapere”.
Corona ha quindi narrato il suo rapporto con la natura e la montagna, svelando il sogno costante di vedere “la rinascita del mio paese”, con nuovi investimenti per servizi e l’apertura di una sede staccata dell’università, con il corso di laurea in Scienze Forestali, proprio a Erto.
Un rapporto con la montagna che è stato utile anche nei momenti della sua difficiale infanzia, segnata dall’abbandono della madre e dalla presenza di un “padre picchiatore”.
“Io e mio fratello abbiamo vissuto con i nonni paterni, che erano degli angeli e avevano la capacità di voler bene in modo semplice. Nei boschi di montagna ci trovavamo in una garza protettiva: stavamo bene, lì avevamo tutto”, ha raccontato.
“Ho trovato il coraggio di scalare le vette più difficili, perché dovevo vincere la paura – ha detto – Ho fatto delle cose che mi hanno fatto dimenticare di essere esistente. Non riesco a prendermi sul serio e, a 75 anni, inizio a vedere la curva”.


Chiaro anche il suo concetto di scrittura.
“La scrittura ha un suo lato vanitoso. Un libro ha la precarietà di un giornale, se non si salva qualcosa che sta per sparire: un libro non finisce mai, finché non muore l’autore”, ha affermato, specificando quanto il titolo del suo ultimo libro abbia qualcosa di calviniano.
Un libro che narra la storia di due fratelli, “con due sentieri di vita che si dividono”, nonostante il comune insegnamento sulla natura e la montagna che il nonno ha dato loro.
La ragazza protagonista studia Scienze Forestali e lavora per la salvaguardia dell’ambiente, mentre il fratello vede nella montagna solamente una possibilità di sfruttamento e di guadagno.
“Se danno il Nobel a Trump, lo daranno anche a me per la letteratura – ha scherzato Corona – La vita si scrive in brutta copia e non si fa in tempo a correggerla e a ricopiarla: per eccellere in una cosa, avrei dovuto togliere tutto il resto. La vita è breve come un sogno e sprecarla tutta per fare ciò che non piace è pura follia”.
Nitido anche la sua visione degli intellettuali, della letteratura e di quei premi che, spesso, a suo dire “sono pilotati”.
“Negli intellettuali si prevede un intelletto che non vedo. Io sono un intruso in questa letteratura con la puzza sotto il naso“, ha affermato.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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