Cresciuto tra boschi, salite e vallate innevate, Giuseppe Ghedina incarna l’anima più genuina dello sci nordico veneto. Per lui lo sci di fondo non era solo una disciplina sportiva: era un modo di vivere, un’estensione naturale delle giornate trascorse in montagna.
Abituato alla fatica e al freddo, Ghedina affrontava lunghe distanze con la stessa determinazione con cui si affrontano le sfide quotidiane della vita montana. Lo sci nordico di quegli anni era uno sport duro e spartano, che richiedeva resistenza fisica e mentale: qualità che Ghedina possedeva in abbondanza.
La sua carriera agonistica lo portò ai primi Giochi Invernali: Giuseppe Ghedina prese parte ai Giochi di Chamonix 1924, correndo la 50 km di sci di fondo e classificandosi 10º. Non fu una medaglia, ma la sua presenza in una competizione internazionale rappresentò un motivo di orgoglio per Cortina e per la tradizione sciistica locale.
Terminata l’attività agonistica, Ghedina rimase profondamente legato a Cortina d’Ampezzo. Non cercò la ribalta: continuò a vivere lo sport come parte integrante della sua identità e della vita quotidiana in montagna. La sua figura è ricordata con rispetto nella comunità ampezzana.
Oltre allo sport, Ghedina è noto anche per il legame con la fotografia e con la memoria visiva del territorio: un tratto che rafforza la sua immagine di uomo che ha saputo raccontare, con semplicità e dedizione, la vita e i paesaggi delle Dolomiti.
Giuseppe Ghedina rappresenta il Veneto montano che spesso resta ai margini delle cronache sportive, ma che costituisce l’anima più vera degli sport invernali. La sua partecipazione ai Giochi di Chamonix del 1924 è un tassello prezioso di una storia collettiva fatta di impegno, silenzio e amore per la propria terra.
(Autore: redazione Qdpnews.it)
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