Alle Olimpiadi Invernali del 1956, il nome di Guido Caroli divenne uno dei simboli più riconoscibili dell’evento.
Non per una medaglia, ma per un episodio destinato a entrare nella storia della televisione italiana.
Caroli, milanese classe 1927, era un pattinatore di velocità esperto, già presente ai Giochi del 1948 e del 1952.
A Cortina arrivò da atleta maturo, consapevole del valore di un’Olimpiade ospitata per la prima volta in Italia.
Il momento decisivo arrivò prima delle gare. Caroli fu scelto come ultimo tedoforo, incaricato di portare la fiamma olimpica nello Stadio Olimpico.
L’ingresso fu solenne, ma un imprevisto lo rese memorabile: mentre correva sulla pista, inciampò in un cavo televisivo e cadde. La torcia rimase accesa.
Caroli si rialzò immediatamente, sorrise e completò il percorso. L’immagine, trasmessa in diretta in un Paese che stava scoprendo la televisione, fece il giro del mondo e divenne una sorta di metafora nazionale.
Sul ghiaccio non arrivarono medaglie, ma la sua carriera rimase quella di un atleta serio, disciplinato, punto di riferimento del pattinaggio italiano del dopoguerra.
A Cortina gareggiò sostenuto da un pubblico che lo aveva adottato come volto dei Giochi, riconoscendogli un ruolo che andava oltre i risultati.
Pur non essendo originario della località, Caroli mantenne un legame profondo con Cortina per tutta la vita.
La città lo considerò sempre un ambasciatore naturale della sua storia sportiva e dell’edizione del ’56, un testimone diretto di un momento fondativo per lo sport italiano moderno.
Guido Caroli è scomparso nel 2022, ma la sua figura resta legata a una delle immagini più celebri delle Olimpiadi italiane.
Non fu un campione da podio, ma un campione di spontaneità: un uomo che, con una caduta e un sorriso, seppe raccontare un Paese intero.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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