Mattinata significativa quella di oggi per gli studenti dell’Isiss di Valdobbiadene, i quali hanno avuto l’opportunità di incontrare Gino Cecchettin, papà di Giulia, la ragazza vittima di femminicidio nel 2023.
La 22enne è stata uccisa dall’ex fidanzato, Filippo Turetta, il quale all’epoca si era dato alla fuga, in un rocambolesco viaggio fino in Germania.
Un fatto che aveva commosso l’intera nazione e gettato luce su quanto sia ancora necessaria una forma di educazione ai sentimenti, a tutte le età.
I ragazzi del Verdi hanno potuto fare a questo papà delle domande dirette, dopo aver letto il libro “Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia”, l’opera scritta in collaborazione con Marco Franzoso.
Come ha riferito la dirigente scolastica, Giuliana Barazzuol, “l’idea dell’incontro è nata da alcuni docenti che hanno proposto ai ragazzi di leggere questo libro”.
“C’è stato un percorso portato avanti nelle classi gli scorsi mesi e che ha avuto il culmine stamattina, nell’incontro con Cecchettin – ha raccontato la preside – I ragazzi gli hanno posto diverse domande, a cui lui ha risposto con grande pacatezza, grande equilibrio, grande sensibilità e in maniera davvero significativa”.
“Siamo davvero convinti che questo momento lascerà un segno importante per il presente e il futuro di questi ragazzi“, ha concluso.
La testimonianza di Gino Cecchettin
“Gli incontri come quello di stamattina servono a portare la mia testimonianza e quella di Giulia: continuo a trasmettere il mio amore per lei e per tutto quello che lei ha creato nei suoi 22 anni di vita”: è questa la premessa fatta da Gino Cecchettin, in merito al suo percorso a contatto con i ragazzi, per narrare una vicenda dolorosa e, al tempo stesso, trarne un messaggio che possa essere utile anche per altre persone.
Un racconto che racchiude anche i ricordi più preziosi vissuti con la figlia.
“Di Giulia ricordo gli abbracci, i momenti veri di vita, i balli e i momenti di serenità. Tutti i momenti in cui Giulia creava valore – ha spiegato – La storia di Giulia e di Filippo è l’esempio di come una relazione non dovrebbe finire, ma parlo anche di tutto ciò che di bello c’è della vita”.
Un racconto, però, che non si pone l’obiettivo di dare consigli ad altri genitori: “Non sono la persona adatta per dare consigli, ma posso dire che dobbiamo cercare di ascoltare i ragazzi, senza giudicare le loro parole”, ha affermato.
In riferimento a questi casi di cronaca, spesso e volentieri si sente parlare della possibilità del perdono: ma è proprio possibile perdonare chi commette fatti così gravi oppure si tratta di una prospettiva utopica?
“Se il perdono significa condonare ogni pena, è un conto. Se il concetto di perdono significa dimenticare chi mi ha causato tutto questo, è un altro discorso – ha dichiarato – Vivo a prescindere da Filippo e da quello che ha fatto, facendo vivere Giulia, anche se in forma astratta, che è l’unico modo che ho”.
In tutto ciò, Gino Cecchettin ha dimostrato di pensare anche al futuro, lanciando un augurio a se stesso, alla sua famiglia e alla società: “Il mio augurio è quello di cercare la felicità – ha detto – Bisogna vivere la propria felicità e non averne colpa“.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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