Tra i ragazzi che nel 1956 vestirono la maglia della nazionale italiana di hockey su ghiaccio, uno dei più amati dal pubblico di casa fu Bruno Da Rin: ala veloce, istintiva, capace di accendere la partita con una giocata improvvisa o una ripartenza fulminea.
Da Rin incarnava alla perfezione l’essenza dell’hockey cortinese: grinta, rapidità, spirito di sacrificio. Non era un atleta cresciuto nei grandi palazzetti del Nord Europa, ma un ragazzo formato sul ghiaccio naturale di Cortina, dove si imparava a pattinare quasi prima di camminare.
Il suo punto di forza era la rapidità
Quando partiva in contropiede, il pubblico si alzava in piedi: Da Rin possedeva quell’accelerazione che, negli anni Cinquanta, poteva davvero cambiare l’inerzia di una partita. Ma non era solo questione di velocità. Aveva un buon senso del gioco, sapeva leggere gli spazi e servire i compagni nei momenti decisivi. Era un giocatore generoso, sempre pronto al contrasto e capace di dare energia alla squadra nei frangenti più difficili.
Giocare un’Olimpiade è un privilegio
Giocarla a casa propria, davanti alla propria comunità, è un’esperienza che pochi atleti al mondo possono raccontare. Per Da Rin, scendere sul ghiaccio dello Stadio Olimpico di Cortina significò realizzare un sogno coltivato fin da bambino. L’Italia affrontò avversari di altissimo livello, ma non sfigurò. E Da Rin fu tra quelli che misero più cuore in ogni cambio, in ogni azione, in ogni disco recuperato.
Bruno Da Rin appartiene a un’epoca in cui l’hockey era fatto di passione pura
Gli allenamenti si svolgevano spesso la sera, dopo il lavoro o la scuola. Le attrezzature erano essenziali, le trasferte complicate, ma la voglia di giocare superava ogni difficoltà. La sua figura rappresenta perfettamente quel mondo: un atleta che non cercava la gloria personale, ma che viveva lo sport come un impegno verso la propria comunità.
Oggi il suo nome è ricordato con affetto dagli appassionati e dagli storici dell’hockey italiano. La sua partecipazione alle Olimpiadi del ’56 è un tassello importante della storia dell’HC Cortina e dello sport veneto, un ricordo che continua a ispirare chi, ancora oggi, sogna di indossare quella maglia.
(Autore: redazione Qdpnews.it)
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