Nelle frazioni del Comune di Tarzo, l’arrivo dell’estate ha ancora un suono ben preciso: qualche nota sparata dall’altoparlante, il colpo di clacson, il rombo lieve di un motore che si avvicina lungo le stradine di campagna. È il furgoncino dei gelati che si ferma proprio sotto casa, come accadeva decenni fa, portando con sé coni e coppette rigorosamente artigianali, preparati in gelateria e serviti direttamente in strada. Non siamo più nella seconda metà del Novecento, ma nel pieno degli anni Duemila, e questa abitudine non solo resiste, ma ha trovato nuova linfa negli ultimi anni, in particolare durante il lockdown, quando gli spostamenti erano limitati ma la voglia di qualcosa di buono non si è mai davvero spenta.
Tra i paesi dell’Alta Marca Trevigiana che possono ancora contare su questo servizio c’è Tarzo, dove il protagonista del furgoncino è oggi Nicola Monegat, originario di Miane. Da quattro stagioni gira tra le frazioni del comune portando il gelato a domicilio e restituendo, a chi lo aspetta sul ciglio della strada, la stessa emozione che lui provava da bambino. Allora al volante c’era Piero, “l’omino dei gelati” che con il suo mezzo trasformava un pomeriggio qualunque in una festa improvvisata tra amici di cortile.
Nicola racconta di aver atteso a lungo, da piccolo, il suono del furgone, e di come un giorno abbia saputo che quell’attività sarebbe stata messa in vendita. Da lì la decisione di mettersi in gioco: qualche giorno di lavoro fianco a fianco con Piero, alla vecchia maniera, imparando i segreti del mestiere, i tempi giusti, l’attenzione ai bambini e agli anziani che scendono in strada con calma, la cura per il prodotto. Una sorta di passaggio di testimone, in cui un ricordo d’infanzia è diventato un progetto di vita. “Mi ha trasmesso la sua passione – racconta – e ora eccomi qui, al suo posto”.
La storia del furgoncino dei gelati, però, viene da lontano. Negli anni Quaranta, lungo le strade sterrate dei paesi, i bambini aspettavano l’“omino dei gelati” aRacciati al ciglio della via. Il mezzo di trasporto era una semplice bicicletta con un grande contenitore montato davanti, una sorta di scatolone refrigerato che custodiva pochi gusti essenziali, ma capaci di lasciare il segno nella memoria. Col tempo arrivò l’Ape Piaggio con il cassone posteriore, più spazio per il gelato e più comfort per chi lo guidava. Quel modello, nato in Italia, si diRuse ben presto in tutto il mondo, diventando uno dei tanti simboli riconoscibili del Made in Italy: un veicolo agile che portava dolcezza nei quartieri popolari come tra le case di campagna.
Oggi il protagonista è un furgoncino moderno, allestito come una piccola gelateria ambulante, con banco frigo, vasche per i gusti e attrezzatura adeguata alle normative attuali. Eppure l’essenza è rimasta la stessa: un “modo antico” di riscoprire la bontà del gelato, soprattutto nel cuore dell’estate, quando il caldo si fa sentire e l’idea di trovare il cono pronto fuori dalla porta di casa continua a strappare sorrisi ai bambini e a chi bambino non è più.
Nicola Monegat ha fatto di questo giro un vero calendario di comunità. In giorni prestabiliti passa in tutte le frazioni del comune di Tarzo, annunciandosi con il suo inconfondibile clacson. Le persone conoscono ormai gli orari approssimativi: c’è chi lo aspetta sul marciapiede, chi scende dal balcone all’ultimo momento, chi approfitta dell’arrivo del furgoncino per fare due chiacchiere con i vicini. Nel tempo, il rapporto con i clienti è cambiato, è diventato qualcosa di più di una semplice vendita: si è trasformato in amicizia, fatta di confidenze brevi, di ricordi condivisi, di saluti che scandiscono le settimane d’estate.
Questo furgoncino non è solo un servizio comodo, ma un piccolo presidio di socialità. Tra le colline e i laghi, nella trama di case sparse e frazioni, il passaggio del gelataio a domicilio unisce generazioni diverse e tiene viva una tradizione nata a metà Novecento e ancora attuale, capace di far incontrare memoria e quotidianità in un semplice cono di gelato.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Nicola Monegat © riproduzione riservata).
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