Nel 2026 l’Agenzia punta su 2,4 milioni di lettere di compliance, dopo l’analisi di 17 milioni di posizioni: dalla verifica ex post alla correzione preventiva, per far emergere il sommerso e ridurre il rischio di accertamento.
Nel 2025 l’Amministrazione Finanziaria ha dichiarato di aver individuato circa 200.000 casi di evasione, di cui ben il 43% riconducibili a soggetti totalmente sconosciuti al Fisco, in altre parole “evasori totali”. Dati enormi che l’Agenzia delle Entrate tenta di scongiurare con una pianificazione postalizzata di circa 2,4 milioni di lettere di compliance per il 2026, su una platea di oltre 17 milioni di posizioni sottoposte ad analisi.
Questi dati, al di là del loro impatto comunicativo, segnalano un cambio di approccio da parte degli Uffici. La lotta all’economia sommersa si configura come un processo di gestione del rischio basato sull’integrazione dei dati, sulla valutazione dei profili e su interventi mirati, piuttosto che come una semplice sequenza lineare di ispezioni e controlli. Lo snodo concettuale risiede nella convergenza tra logiche di deterrenza e assetti di conformità progettata, nei quali la prevenzione dell’infedeltà non è affidata soltanto all’intensità dei controlli, ma alla capacità del sistema di orientare ex ante i comportamenti tramite informazione, tempestività e prevedibilità procedurale.
La reazione dei contribuenti all’attività di controllo, infatti, non dipende in modo lineare dalla probabilità di verifica, ma è fortemente condizionata dalla fiducia nelle istituzioni, dalla percezione di equità del prelievo e dalla qualità dell’interlocuzione con l’amministrazione (chiarezza delle richieste, proporzionalità, effettività del contraddittorio, tempi certi). In questa cornice, le comunicazioni di conformità operano come leva di orientamento amministrativo in quanto segnalano per tempo scostamenti o incoerenze, favoriscono l’adempimento spontaneo (anche tramite ravvedimento) e, al contempo, riducono il costo complessivo dell’azione di controllo, spostando risorse dalla verifica indiscriminata all’istruttoria selettiva e alla chiusura anticipata delle posizioni a minore intensità di rischio.
A beneficiarne è anche il contribuente che, intercettato prima della fase di accertamento, può aderire agli inviti fiscali applicando in sua tutela una riduzione agevolata delle sanzioni previste. Sul piano misurativo, l’evasione da occultamento totale presenta un limite strutturale non essendo direttamente osservabile, perché il fenomeno coincide con l’assenza (o la sottrazione) di tracce dichiarative.
La stima richiede quindi indicatori indiretti e modelli inferenziali, costruiti mediante integrazione di banche dati e “segnali di rischio”: incroci tra fatture elettroniche, incongruenze nelle relazioni tra fornitori e clienti, andamenti anomali dei flussi, scostamenti rispetto a parametri di settore o di filiera. Il punto decisivo è insieme tecnico e giuridico: la selettività senza automatismi richiede che l’algoritmo resti un supporto istruttorio, non un decisore infallibile.
La preselezione deve essere controllabile, ripetibile e ricostruibile a posteriori, altrimenti la discrezionalità si sposta in modo opaco dentro il processo di intercettazione delle posizioni anomale. In chiave difensiva è quindi cruciale tracciare il percorso dal dato alla conclusione fiscale, conservando evidenze di supporto e difesa come quadrature tra dati contabili e dichiarativi, riconciliazioni tra fatture, pagamenti e registrazioni, nonché riscontri con documentazione esterna.
Questi supporti rappresentano strumenti essenziali per dimostrare la correttezza e la coerenza delle informazioni fornite all’Amministrazione Finanziaria. Tale processo di tracciabilità non solo rafforza la posizione difensiva in caso di contestazioni, ma consente anche di prevenire errori o omissioni che potrebbero generare segnalazioni errate o rischi di accertamento. In definitiva, la capacità di presidiare il dato e di conservare prove solide non solo protegge il contribuente da contestazioni infondate, ma costituisce anche il presupposto per una compliance volontaria e per una maggiore efficienza del sistema fiscale, in cui la prevenzione e la collaborazione prevalgono sulla mera repressione.
(Autore: Fabio Sartori – Sistema Ratio)
(Foto: archivio Qdpnews.it)
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