Oggi, 17 febbraio, l’italia celebra la sua Festa Nazionale del Gatto. Una data scelta con cura nel 1990, quando la giornalista Claudia Angeletti lanciò un referendum tra i lettori della rivista “Tuttogatto” per decidere quale giorno dedicare a questi enigmatici compagni. Vinse la proposta della signora Oriella Del Col: febbraio, il mese dell’Acquario e degli spiriti liberi, proprio come i gatti. E il numero 17, che in latino diventa VIXI (‘ho vissuto”), trasformato in “1 vita per 7 volte” un omaggio alle leggendarie vite multiple dei felini.
Ma quest’anno c’è qualcosa di nuovo da celebrare. Una ricerca dell’Università di Auburn ha scoperto che i gatti invecchiano esattamente come noi. Le scansioni cerebrali rivelano che un gatto adolescente mostra gli stessi segni di un essere umano ottantenne: ventricoli ingrossati, solchi corticali allargati, riduzione del volume cerebrale.
Alcuni sviluppano persino placche amiloidi e grovigli di proteine tau, i segni distintivi dell’Alzheimer. Mentre gli scimpanzé vivono l’equivalente dei nostri cinquant’anni e i topi appena settanta, i gatti domestici possono raggiungere l’equivalente biologico di un centenario umano.
In Italia vivono oltre dodici milioni di gatti domestici, quasi una famiglia su cinque ne ospita almeno uno. La distribuzione è curiosa: nei piccoli centri quasi una famiglia su due ha animali domestici, mentre nelle grandi città la percentuale crolla a meno di un terzo. Ma c’è un’altra faccia della medaglia: oltre due milioni e mezzo di gatti vagano senza una casa fissa, con decine di migliaia di colonie feline sparse per il territorio e una netta disparità tra Nord e Sud.
Studiare questi animali potrebbe aprire strade inaspettate. I gatti condividono i nostri ambienti, sviluppano obesità, diabete, artrite e mostrano gli stessi pattern di invecchiamento cerebrale. Una terapia genica per una malattia enzimatica fatale testata sui gatti ha portato a trial clinici umani con risultati straordinari: bambini che prima non potevano camminare ora ci riescono. Migliorare la salute dei gatti non è solo un obiettivo etico, ma una strada concreta per far progredire la medicina umana.
Oggi, mentre celebriamo la Festa del Gatto, potremmo guardare i nostri compagni felini con occhi nuovi. Quel gatto di dodici anni equivale biologicamente a una persona sui settant’anni. E forse, studiando come mantenerli sani più a lungo, scopriremo i segreti per fare lo stesso con noi stessi. Con seicento milioni di gatti nel mondo, abbiamo a disposizione una risorsa straordinaria per comprendere l’invecchiamento. E loro, con la loro indipendenza e il loro mistero, continuano a insegnarci qualcosa di nuovo ogni giorno.
(Autore: Paola Peresin )
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