Macedonia e Quartier del Piave: in municipio il racconto di un’integrazione esemplare alla presenza della Console

Si è svolto oggi pomeriggio nella sala consiliare del municipio un incontro tra l’amministrazione comunale e la Console della Macedonia del Nord a Venezia, Frosina Tashevska-Remenski.

Ad accoglierla il sindaco Stefano Soldan e altri componenti della Giunta. Il sindaco ha voluto sottolineare come questo incontro sia il frutto di un lavoro corale partito dai giovani e dal progetto “Mosaico di Culture”. Il primo cittadino ha ricordato il legame storico con la comunità macedone, definendola una presenza “viva e solida”: “Da sempre, almeno da quando ho memoria nei miei 49 anni, ho vissuto questa comunità come una parte intensa del nostro modo di essere. Oggi i cittadini macedoni sono partner di riferimento insostituibili per il nostro mondo economico. Questo incontro nasce dal lavoro che i nostri giovani portano avanti da anni, culminato nell’iniziativa ‘Mosaico di Culture’. Ci ritroviamo qui nel segno dell’amicizia e della pace, le uniche parole che possono guidarci oggi”.

La Console Tashevska-Remenski, visibilmente colpita dall’accoglienza, ha sottolineato come la crescita dei nuovi assunti e dei posti di lavoro in Veneto veda la comunità macedone protagonista assoluta. Il suo discorso, tradotto da Natasha Naumoska, ha toccato le corde dell’identità: “In Italia vivono oltre 120 mila persone di origine macedone, e di queste ben 49 mila sono ormai cittadini italiani a tutti gli effetti. Il Veneto è una terra che dà enormi opportunità alla nostra gente, una comunità di lavoratori che porta valore reale. Ma l’Italia ci insegna qualcosa di più profondo: l’accoglienza. Molti Paesi europei dovrebbero imparare da voi. Il nostro compito è integrarci senza mai dimenticare le radici, contribuendo a rendere l’Italia un Paese più colorato, diverso e aperto”.

L’assessore alla Promozione locale Mohammed Hammouch ha rimarcato il successo del progetto “Mosaico di Culture”, capace di mettere insieme oltre 20 nazionalità diverse, sottolineando come a Pieve di Soligo la comunità macedone superi le 500 presenze, segno di un’integrazione che passa per la musica, il ballo e la condivisione. Esempi viventi di questo percorso sono Sefkija Nurceski, consigliere comunale a Susegana, e Renata Simidjioska, “collega” di Cinto Caomaggiore (Venezia). 

Nurseski ha ricordato il cambio di mentalità generazionale: Mio padre pensava di restare tre anni e tornare; la nostra generazione sa di non essere di passaggio, ma di far parte di questa comunità per dare un aiuto concreto al territorio”.

Simidjioska ha invece offerto una definizione poetica di integrazione: “Sono nata in Italia, ho studiato qui e mi sento profondamente italiana, ma non potrò mai dimenticare le mie radici. Integrazione per me significa sentirsi a casa in due posti contemporaneamente. Non ho mai avuto problemi per le mie origini, anzi, i cittadini mi vedono come una risorsa che porta la voce di tutti”.

Natasha Naumoska, figura chiave nell’organizzazione dell’iniziativa, è intervenuta in rappresentanza del gruppo di ballo folkloristico macedone “KUD T’ga za Jug”. Il gruppo è nato a luglio 2025 grazie all’iniziativa di alcune ragazze italo-macedoni che vivono a Pieve di Soligo e nei comuni limitrofi. Le ragazze, ottimo esempio di integrazione, hanno completato il ciclo scolastico ed universitario in Italia, lavorando e partecipando attivamente alla vita cittadina. Nella loro visione partecipativa, integrarsi non vuol dire dimenticare le proprie origini: significa portarle con sé con orgoglio e condividerle. Coerentemente a questo intento hanno preso parte a numerosi eventi, promuovendo le tradizioni macedoni attraverso la danza. Il loro debutto è avvenuto in occasione della manifestazione “Mosaico di Culture”. Insieme a Natasha fanno parte del gruppo Dance Batkoska, Stefania Tanaskoska-Sikuleska, Pavlina Risteska-Naumoska e Kristina Naumoska. Le ragazze desiderano costituire un’associazione per ottenere un maggiore riconoscimento a livello istituzionale. Hanno inoltre sottolineato un fenomeno che negli ultimi anni si sta diffondendo: alcuni macedoni cresciuti in Italia, dopo aver imparato un mestiere, sono rientrati in Macedonia per contribuire con le proprie competenze alla crescita del Paese. L’obiettivo è anche quello di organizzare eventi in Italia per far conoscere le potenzialità turistiche della Macedonia e promuoverla come possibile meta di viaggio.

Particolarmente toccanti sono stati gli interventi religiosi. L’Imam Avnija Nurceski ha evidenziato il ruolo delle comunità religiose nel tenere i giovani lontani dalle “brutte strade”, offrendo educazione e dialogo. Ranko Simidjioski, presidente della Chiesa ortodossa macedone e sindacalista edile, ha raccontato un aneddoto storico che ha commosso la sala: “Quando dissi a mio nonno che sarei partito per l’Italia, mi rispose: ‘Vai, almeno lì non soffrirai la fame’. Ricordava la seconda Guerra mondiale, quando i militari italiani dividevano i loro pasti con la popolazione locale macedone. Quel legame non si è mai spezzato. Oggi in Italia mi sento a casa, e la cosa meravigliosa è che riusciamo a celebrare messe insieme, cristiani cattolici e ortodossi, senza alcun problema. È questa la vera integrazione”.

In chiusura, Sinem Elmazoska, neo-presidente dell’associazione “Mondo Insieme” di Conegliano, ha ribadito l’impegno di 25 anni di storia associativa: “La diversità non è distanza, ma ricchezza. Costruiamo ponti dove tradizione e futuro si incontrano”.

Il sindaco Soldan ha suggellato l’incontro con un dono simbolico alla Console: un’opera dei maestri ricamatori locali, eccellenza del territorio dal 1870. “Conoscersi è l’unico modo per capire la verità e restare uomini liberi. Finché sarò sindaco, la mia volontà sarà quella di non erigere mai barriere, ma di costruire ponti”.

(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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