Ottocento

La chiesa di San Francesco a Treviso

Il 4 ottobre 2026 saranno esattamente otto secoli dalla morte di San Francesco d’Assisi. Perché ricordare questa ricorrenza, per quanto straordinaria, in questa rubrica settimanale dedicata agli sguardi sull’umanità di oggi?

Partiamo innanzitutto da alcuni dati essenziali di cronaca, per cercare di dare una risposta plausibile, concreta e convincente. Parliamo “in primis” di un santo capace di fare ciò che alla politica spesso riesce a fatica: unire. Dal 2026, il 4 ottobre tornerà a essere festa nazionale dedicata a San Francesco, patrono d’Italia, con il voto quasi unanime del Parlamento. Più di un atto istituzionale, un segnale di coesione culturale.

Nel contesto dell’Anno speciale per l’ottavo centenario della morte del Poverello di Assisi – inaugurato il 10 gennaio scorso e destinato a concludersi il 10 gennaio 2027 – questo significa che le testimonianze di grandezza dal punto di vista spirituale, morale e sociale, come quelle di San Francesco,  riescono a fare quello che in altre situazioni non si riesce a produrre, ossia la convergenza e l’accordo tra soggetti diversi, oltre ogni ideologia e compromesso. E’ come se fosse stato riconosciuto un fondamento comune, un’ispirazione condivisa, il valore formidabile dell’esperienza di vita e del messaggio per l’oggi di una personalità che emerge dalla storia antica e profonda del Paese, capace di mettere tutti d’accordo.

E da domenica 22 febbraio, esattamente per un mese, fino al prossimo 22 marzo, le spoglie mortali del Santo saranno esposte per la prima volta in un’ostensione pubblica prolungata nella Basilica inferiore ad Assisi: sono attesi migliaia di pellegrini, con già oltre 150 mila prenotazioni registrate a pochi mesi dall’annuncio.

Che cosa significa, poi, che due importanti volumi su San Francesco, ad opera di notissimi autori, stazionino ormai da tempo in cima alle classifiche dei libri di saggistica più venduti in Italia? E che vuol dire, poi, che la promozione della campagna delle celebrazioni per gli 800 anni, dal titolo “San Francesco, un’esplosione di vita”, stia raggiungendo un vastissimo numero di persone attraverso i più importanti mass media e social? Ebbene, come ha giustamente sottolineato il poeta e drammaturgo Davide Rondoni, presidente del comitato nazionale per le celebrazioni 2026/2027, tutto questo avviene perché “Francesco è un fatto storico, non una teoria. E i fatti si offrono a molte interpretazioni, ma restano lì, solidi. Non è una norma, non è una filosofia: è una storia concreta. Ognuno può essere colpito da un aspetto diverso della sua vicenda, ma tutti ne abbiamo bisogno. Francesco è di tutti: non nel senso che ognuno possa farsene un’idea a proprio uso e consumo, ma nel senso che tutti possiamo attingere alla sua testimonianza”.

E’ vero: il santo di Assisi si può ben considerare ai vertici della nostra civiltà, anche per il contributo eccezionale da lui offerto per la nascita della lingua poetica e l’affermazione della cultura italiana. Ma esiste molto altro, e si potrebbe affermare che la sua vita, assolutamente in pienezza, e in letizia, può rappresentare un punto di riferimento luminoso per gli uomini del nostro tempo, di grandissima attualità.

La sua esplosione di vita – che diventa radicale al momento della sua conversione e della sua spoliazione da ogni veste e ricchezza, e con la sua scelta definitiva della povertà e della distanza fisica da ogni possesso – ha un significato interiore autentico, forte, indiscutibile. E attorno a questo si muove tutta la sua esistenza, che diventa un inno al Signore con il Cantico delle Creature, l’aspirazione netta alla pace e all’armonia con le persone e la natura, la ricerca continua della fraternità e della concordia con tutti, anche con i più lontani, e pure con coloro che venivano considerati nemici della fede cristiana.

Tutto viene sperimentato non nella solitudine, ma nell’amicizia: San Francesco è accompagnato infatti dai giovani Leone, Chiara, Bernardo, affascinati da uno che era più lieto degli altri, certamente più estremo, strenuamente convinto, radicale nelle sue visioni e nelle sue scelte, ma sicuramente non estremista.

Perché non estremista? Perché uomo di assoluta amicizia e di assoluta fraternità, lontano mille miglia da concezioni che vanno per la maggiore al nostro tempo, per le quali non esiste benevolenza, gentilezza e compassione verso il prossimo, ma soltanto uno spirito di forte competizione, lotta e agonismo in tutti gli ambiti, per potersi affermare e prevalere, a scapito degli altri.

E qual è lo stile francescano? Sicuramente la “letizia”, una gioia possibile e simpatica, serena e contagiosa, anche dentro le circostanze più dure dell’esistenza, con un senso di profonda gratitudine creaturale, senza l’ansia e la seriosità che derivano dal modello di una felicità da consumare e possedere a ogni costo, generato in negativo dalle ideologie di ogni tempo.

Ecco dunque la bellezza del messaggio francescano, la sua straordinaria attualità: ottocento anni dopo, il Santo che unisce continua a darci lezioni totali di vita buona e di nuovo umanesimo, nel segno della pace e della fratellanza universale.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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