Olimpiadi. Eliasch (Cio): “Dieci sedi per ospitarle a turno”. Ipotesi “Cortina 2066”

Uno sguardo al futuro, oltre l’orizzonte dei prossimi decenni. È quello tracciato da Johan Eliasch, presidente della Federazione Internazionale Sci e Snowboard e membro del CIO, intervenendo ieri da Casa Slovenia sul futuro degli sport invernali e dei Giochi Olimpici in un contesto segnato dalle sfide climatiche e ambientali.

Eliasch ha invitato a riflettere su come potranno presentarsi gli sport della neve tra venti o trent’anni, ponendo al centro l’urgenza di tutelare il pianeta. Una questione che non riguarda solo l’organizzazione dei grandi eventi, ma la stessa sopravvivenza delle discipline invernali così come le conosciamo oggi.

“Se sapremo agire con intelligenza, potremo individuare da 6 a 10 sedi tra le quali far ruotare i Giochi Olimpici” ha spiegato. Un modello a rotazione che consentirebbe di superare la logica della costruzione continua di nuovi impianti, spesso destinati a un utilizzo limitato nel tempo. Poche parole che se aggiunte alla “perfetta organizzazione di Cortina” possono far sperare che anche la Perla delle Dolomiti rientri in questa rotazione.

“In questo modo si eliminerà la necessità di costruire nuove strutture ogni volta, valorizzando infrastrutture già esistenti. L’esperienza di questi Giochi dimostra che si tratta di un passo nella giusta direzione” ha aggiunto Johan Eliasch.

La proposta si inserisce nel più ampio dibattito sulla sostenibilità del movimento olimpico e sulla responsabilità delle federazioni internazionali nel ridurre l’impatto ambientale dei grandi eventi. L’idea di un numero limitato di sedi “stabili”, capaci di ospitare a rotazione le Olimpiadi invernali, rappresenterebbe una svolta strutturale: meno consumo di suolo, meno investimenti in opere temporanee e maggiore valorizzazione di territori già vocati agli sport della neve.

Un cambio di paradigma che guarda al futuro degli atleti, delle comunità montane e dell’intero ecosistema alpino, nella consapevolezza che senza una strategia chiara di adattamento climatico il rischio è quello di mettere in discussione la stessa tenuta del calendario internazionale.

Per Eliasch la sfida è chiara: garantire che fra trent’anni gli sport invernali possano ancora essere praticati e celebrati su scala globale. E farlo attraverso scelte concrete, capaci di coniugare tradizione olimpica e responsabilità ambientale.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Simone Masetto)
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