Le Olimpiadi di Milano-Cortina si chiudono con un bilancio positivo per lo skeleton azzurro. Finita la propria olimpiade, Alessandra Fumagalli e il cortinese Mattia Gaspari hanno visitato Casa Veneto. Per Fumagalli è stata la prima esperienza olimpica in assoluto, affrontata con un carico inevitabile di adrenalina e tensione. L’atleta si è confermata sui livelli mostrati durante la stagione, centrando il 14° posto nella gara individuale e soprattutto un brillante 6° posto nella prova a squadre insieme ad Amedeo Bagnis, risultato che rappresenta uno dei momenti più significativi del percorso azzurro.


Un’Olimpiade vissuta come occasione di crescita, tra soddisfazioni personali e consapevolezza di aver accumulato esperienza preziosa in vista del futuro.
Per Mattia Gaspari, invece, resta un pizzico di rammarico. Qualche problema di setup poco prima della competizione ha condizionato la preparazione immediata alla gara. L’obiettivo era entrare tra i primi otto, traguardo ritenuto alla portata, ma la classifica finale – 13° posto – non rispecchia pienamente le aspettative. Un risultato che non appaga del tutto, ma che lascia intravedere margini importanti in prospettiva.
Al di là dei piazzamenti, l’aspetto più intenso è stato gareggiare in casa. La presenza del pubblico, il tifo sugli spalti e il sostegno lungo la pista hanno rappresentato un valore aggiunto, soprattutto in una disciplina come lo skeleton dove abitualmente le tribune non sono gremite come in altri sport invernali.
Milano-Cortina ha acceso i riflettori su una disciplina ancora poco conosciuta a livello nazionale. Lo skeleton, spettacolare e tecnico, ha trovato in queste settimane un palcoscenico in grado di raccontarne velocità, precisione e spettacolarità. Un’occasione per far comprendere che il panorama degli sport invernali non si esaurisce nelle discipline più mediatiche, ma comprende realtà altamente competitive e affascinanti.
Dietro i 60 secondi di gara c’è un lavoro quotidiano intenso. Nel periodo estivo la preparazione si svolge prevalentemente a secco: doppie sessioni giornaliere tra corsa e palestra, lavoro sulla forza esplosiva e sulla tecnica di spinta. Fondamentali i pistini di spinta, come quello presente a Cortina, che permettono di simulare la fase iniziale della gara attraverso slitte su binario con ruote, replicando il gesto atletico su ghiaccio.
Durante la stagione invernale il programma si intensifica ulteriormente: le sessioni in pista possono arrivare a due al giorno, con tre o quattro discese per turno, a cui si affianca la preparazione atletica tra palestra e corsa. Un equilibrio continuo tra tecnica, velocità e condizione fisica.


Determinante, in questo percorso, la nuova pista da bob di Cortina. Arrivata a ridosso dei Giochi, è stata sfruttata solo per poche settimane prima dell’appuntamento olimpico a causa dei lavori ancora in corso. Il vero vantaggio, però, si vedrà da ora in avanti. Avere un impianto in casa consentirà uno sviluppo più approfondito dei materiali e una preparazione più mirata in vista delle gare di Coppa del Mondo e Coppa Europa.
Non solo élite: la pista rappresenta anche un’opportunità strategica per la crescita del movimento giovanile, offrendo la possibilità di avvicinare nuovi atleti a una disciplina che in Italia può ancora costruire la propria base. Milano-Cortina, per lo skeleton azzurro, non è stato un punto di arrivo ma l’inizio di una nuova fase.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto: Simone Masetto)
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