Nogarolo, il borgo nascosto di Tarzo: camminare tra “pioi”, lavatoi e castagni secolari

Nogarolo è uno di quei nomi che, sulle carte, passano quasi inosservati. Eppure questo piccolo borgo, frazione della Tarzo “più profonda”, ha conservato un carattere tutto suo, quasi appartato, che lo rende per certi versi più esclusivo di altri paesi spesso celebrati per la loro bellezza. Passeggiando lungo le sue strade e salendo le gradinate che dalla piazzetta portano alla chiesa, ci si ritrova in un luogo che ha il respiro di un paese d’altri tempi: silenzioso, circondato da alture, affacciato su un paesaggio che cambia con le stagioni ma non nel suo ritmo lento. Nogarolo è anche un ottimo punto di partenza per chi ama camminare: da qui si diramano diversi sentieri, tra cui la celebre Via dell’Acqua, che intercetta il borgo collegando Segusino a Serravalle lungo una dorsale di grande fascino.

Il racconto di questa località “segreta” inizia spesso dal terrazzino della chiesa, un piccolo belvedere che introduce al paese. A colpire, già qui, è la presenza inattesa di due palme piantate davanti al portone, essenze certo non autoctone, che creano un curioso contrasto con il contesto prealpino. Da questo affaccio Mary, Marta e Paola, tre delle guide di NaturalMente Guide, cominciano a intrecciare aneddoti e memorie, guidando l’attenzione verso gli elementi che fanno il paesaggio del borgo: i vecchi “pioi”, cioè i pilastrini in pietra che un tempo delimitavano spazi e proprietà, l’edicola votiva come non se ne vedono quasi più e il lavatoio, la “Fontana degli Stauli”, riportata alla vita grazie all’intervento di alcuni volontari.

Proprio la Fontana degli Stauli permette di immaginare la Nogarolo di qualche decennio fa, quando questo era il vero centro sociale del paese: il punto di incontro delle donne, che qui lavavano i panni ma soprattutto scambiavano notizie, confidenze e racconti. Oggi il lavatoio è un luogo quieto, ma conserva nelle pietre lisce e nel suono dell’acqua il ricordo di quel brulicare di voci, e diventa una tappa naturale lungo l’itinerario alla scoperta del borgo nascosto.

Camminando con le guide si imparano anche i nomi e le leggende legate alle alture circostanti. Il Monte Comun, il Monte Baldo e la collina più alta del gruppo disegnano un anfiteatro naturale che avvolge Nogarolo e ne protegge l’abitato. L’itinerario, però, non è interessante solo per le vedute: passo dopo passo si arricchisce di incontri con la flora, la storia e la fauna. Grazie all’occhio allenato delle guide – una sorta di Virgilio tra i boschi – si notano le tracce di caprioli e tassi, si riconoscono piante spontanee e si colgono particolari che altrimenti resterebbero invisibili a chi passa distrattamente.

Curiosa è anche l’origine del nome Nogarolo, che richiama le noci e rimanda a un passato in cui il paesaggio agrario era diverso da quello attuale. Oggi, infatti, la zona boscosa è caratterizzata soprattutto da una notevole presenza di castagni secolari: siamo in un’area di confine tra i territori di Vittorio Veneto e Tarzo che rientra nella zona delle castagne di Combai, dove ancora si raccolgono frutti destinati a diventare farine, dolci e piatti tradizionali.

Seguendo il segnavia bianco e azzurro che accompagna il cammino, il sentiero si fa a tratti morbido, a tratti più ripido, sempre incorniciato dal verde. In alcuni punti il fondo è coperto da un tappeto di muschio e dalle edere che si arrampicano lungo i margini, creando un’atmosfera quasi fiabesca. Si raggiunge così il confine fra i due Comuni, indicato da un semplice cartello che ricorda come questi boschi siano condivisi da più comunità.

Poco oltre, la traccia si apre su una distesa di piante di sambuco e su alcuni vigneti che conservano un’impostazione agricola quasi scomparsa dalle colline più rinomate. Qui le viti sono ancora collegate ad alberi da frutto e sostenute da leggere reti di bastoncini paralleli sospesi tra i filari: una tecnica antica, che regala al paesaggio un’impressione ben diversa da quella delle cartoline più note, fatta di geometrie regolari e monocultura. A Nogarolo, invece, l’occhio incontra una trama più varia, dove vite, sambuchi, castagni e prati si alternano in modo spontaneo.

Il silenzioso borgo di Nogarolo si conferma così una scelta ideale per gli escursionisti che desiderano andare oltre i percorsi segnati sulle guide turistiche, alla ricerca di luoghi meno conosciuti ma ricchi di storia. Attraverso NaturalMente Guide è possibile organizzare tour e visite pensate anche per i trevigiani che ancora non ne conoscono l’esistenza e che vogliono scoprirne i segreti migliori: un modo per guardare il territorio da vicino, imparando a leggere nei dettagli di un lavatoio, di un capitello o di un filare antico le tracce vive di una comunità.

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