Irene Rosolen e il coraggio di cambiare rotta: a San Vendemiano una libreria da sogno

A San Vendemiano, in piazza San Marco, c’è una vetrina che racconta bene cosa significhi trasformare un’idea fissa in un progetto di vita. È la Libreria “Chiodo Fisso”, aperta da Irene Rosolen, classe 1984, pochi giorni dopo l’8 marzo 2021, in pieno lockdown, quando molti avrebbero rimandato qualunque iniziativa. Il nome richiama la goccia che scava la pietra e riassume la sua storia: un pensiero che insiste, ritorna, chiede spazio finché non trova il coraggio di diventare realtà.

La serie di racconti “Giovani sognatori, del nostro territorio” dedica a Irene una tappa speciale, perché la sua scelta professionale nasce proprio dall’ascolto di quel sesto senso che spinge a cambiare rotta. Per anni ha lavorato negli uffici legali di alcune aziende, forte di una laurea in Giurisprudenza e di un percorso che sembrava già tracciato. A un certo punto però, come spesso accade nei grandi passaggi, è arrivata la sensazione della “terra che manca sotto i piedi”: la consapevolezza che restare significava ignorare sé stessa. Così, invece di continuare ad aspettare, ha deciso di affrontare il rischio e dare forma a quel chiodo fisso che la riportava sempre ai libri.

Entrare nella sua libreria è un po’ come accomodarsi in un salotto pensato per la lettura. Sulle pareti, in alto, spiccano opere d’arte e grandi fotografie di giovani artiste, con impasti di colore che attirano lo sguardo e dialogano con le copertine sugli scaffali. A terra, vecchie valigie e cesti sono sistemati con cura come piccole isole di sorprese, pronte a nascondere nuovi titoli o allestimenti temporanei. Irene accoglie con un sorriso aperto e accompagna verso il tavolo vicino alla vetrina: qui tutto è trasparente, alla luce del giorno, e l’atmosfera punta dichiaratamente alla familiarità.

Sugli scaffali i libri sono organizzati per temi – infanzia, viaggi, donna, società, poesia, Veneto, Paesi e continenti, biografie – ma senza rigidità. I clienti vengono salutati, poi lasciati liberi di muoversi, curiosare, dilungarsi. C’è chi resta in silenzio a sfogliare, chi si perde tra i dorsi, chi si siede un momento e torna più tardi alla mensola che lo aveva colpito. Irene ama dire che spesso è il libro a scegliere il lettore, e da come osserva la scena sembra davvero convinta che su ogni ripiano ci sia un volume in attesa, paziente, di essere finalmente notato.

Alla domanda se sia felice della scelta fatta, Irene risponde senza esitazioni: sì. Vivere tra i libri era da sempre la sua passione e la libreria è diventata l’habitat naturale di questo sogno. Racconta che molti clienti le dicono quanto si stia bene qui, quanto l’ambiente sia rilassante e quanto dia l’impressione di trovarsi nel salotto di casa. È un complimento che sente vicino al proprio modo di lavorare: ha impostato “Chiodo Fisso” come una libreria indipendente in cui le scelte di acquisto sono volutamente molto personali. Sugli scaUali compaiono titoli insoliti, non sempre facili da reperire, frutto di una selezione che punta più sulla qualità e sull’originalità che sulla semplice tendenza del momento. Chi entra sa che deve lasciarsi stupire.

Il percorso che l’ha portata fin qui passa anche dall’altra parte del mondo. Dopo le dimissioni dagli uffici legali, Irene ha vissuto un periodo in Nuova Zelanda, dove ha prestato volontariato in alcuni “Community Law Center”, organizzazioni no profit che offrono assistenza legale gratuita ai cittadini. Un’esperienza che le ha permesso di mettere a frutto la sua formazione giuridica in un contesto diverso, più vicino alle persone e alle loro necessità concrete. Al ritorno in Italia aveva già chiarito le priorità: realizzare il proprio progetto, crederci fino in fondo, senza tornare indietro.

Aprire una libreria indipendente significa anche aUrontare una serie di passaggi pratici non banali. Irene ha iniziato documentandosi su testi specifici dedicati alla gestione di questo tipo di attività e osservando da vicino altre librerie indipendenti per capire come organizzare gli spazi, gli ordini, la comunicazione. Gli investimenti iniziali sono stati inevitabili, come in ogni realtà in proprio, ma lei sottolinea quanto sia stato importante affidarsi a una persona qualificata per farsi consigliare sulle strategie da adottare. A un anno dall’apertura si dice soddisfatta: è riuscita a costruire una clientela che la segue e stima le sue scelte, e considera questo risultato il segno più concreto che la strada imboccata è quella giusta. Anche gli orari di apertura sono stati pensati per conciliare la vita familiare – Irene è mamma di una bambina – con le esigenze di chi lavora e cerca un momento per dedicarsi alle proprie passioni.

La libreria è diventata presto un piccolo presidio culturale per San Vendemiano e dintorni. Qui trovano spazio eventi periodici, presentazioni, occasioni di incontro, ma anche collaborazioni con realtà sensibili ai temi sociali. Irene ha lavorato con il Centro Antiviolenza di Vittorio Veneto e con i C.E.O.D. del territorio, portando i libri al centro di progetti dedicati all’ascolto, alla cura e all’inclusione. Durante l’estate partecipa a centri estivi e manifestazioni locali con il suo “bagaglio di libri itinerante”, perché, come ama ripetere, i volumi devono tornare a essere oggetti desiderabili, da incontrare e toccare anche fuori dallo spazio fisico della libreria.

Uscire dalla libreria, per lei, è un modo per rimettersi in contatto con le persone e con i loro desideri di lettura. Organizza letture pubbliche per dare voce a testi talvolta poco conosciuti, convinta che un brano letto a più voci possa accendere curiosità che da sole le copertine non riuscirebbero a suscitare. In questo senso, “Chiodo Fisso” si offre come punto di partenza per percorsi che proseguono poi nelle case, nei gruppi di lettura, nelle scuole.

Per chi vive o passa da San Vendemiano, entrare in questa libreria significa conoscere da vicino una delle “giovani sognatrici” del territorio e, allo stesso tempo, scoprire un luogo che parla la lingua dell’accoglienza. Tra scaffali, opere d’arte e valigie a terra, “Chiodo Fisso” è diventatauna piccola bussola culturale: un posto dove fermarsi, chiedere un consiglio, partecipare a un evento e, magari, uscire con un libro che non si sapeva di stare cercando.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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