A San Vendemiano ci sono giornate in cui il paesaggio cambia ritmo all’improvviso. È quello che è successo quando un gregge di circa 250 pecore ha attraversato il territorio in transumanza, partendo dal monte Castelir, nell’area di Sarmede, per scendere verso la pianura alla ricerca di nuovi pascoli. A guidarle c’era Loris Carlet, pastore del paese, la cui storia ha colpito molti residenti e passanti che si sono trovati a osservare il lento avanzare degli animali lungo strade e sentieri.


Per Loris quello con gli ovini non è un rapporto recente, ma il risultato di una passione coltivata fin da bambino. La svolta è arrivata nel 2004, quando un pastore di passaggio, fermatosi davanti alla sua abitazione in via Calpena a San Vendemiano, ha deciso di regalargli un agnellino. Un gesto semplice, quasi un segno del destino, che ha dato forma concreta a un interesse già presente, ereditato dal nonno paterno Giovanni Carlet. Quest’ultimo, a sua volta, aveva trascorso anni a pascolare mucche e pecore nella valle del Posocol di Cordignano, trasmettendo al nipote amore e rispetto per gli animali.


Dopo il primo agnellino ne è arrivato un secondo, e poi un altro ancora. Nel 2013 il piccolo allevamento di Loris contava già una ventina di pecore, sistemate in un terreno circondato dai vigneti di San Vendemiano, dove era stato predisposto anche un ricovero in legno. Con il passare del tempo, però, il gregge ha iniziato a crescere oltre i limiti di quel prato: l’erba non bastava più e si è reso necessario cercare nuovi spazi, spostandosi tra i versanti compresi fra il monte Posocco e il monte Castelir.
Oggi il gregge ha raggiunto circa 250 capi, in gran parte pecore di razza bergamasca, riconoscibili per la loro corporatura robusta e il vello abbondante. Nel corso della transumanza gli animali scendono lungo i borghi di Rugolo, Montaner e Sarmede, componendo una sorta di fiume bianco che attira gli sguardi di chi abita lungo il percorso o si trova a passare in auto e in bicicletta. Ogni tappa è un piccolo evento, che riporta in primo piano immagini e ritmi del passato.
Accanto al pastore, a custodire e raccogliere il gregge, lavorano sei cani, ognuno con un ruolo preciso. Raja, Petra e Paco, cani da pastore del Lagorai, si occupano di tenere compatto il gruppo e guidarlo nei passaggi più delicati, mentre Alaska, Atlanta e Asia, tre pastori maremmani-abruzzesi, vigilano sugli animali proteggendoli da possibili predatori, lupi compresi. Il dialogo tra Loris e i suoi cani è continuo, fatto di richiami, fischi e abitudini consolidate, frutto di un rapporto quotidiano costruito nel tempo.
Parlando con chi lo ferma lungo la strada, il pastore non nasconde il desiderio di ampliare ancora il gregge. Per lui continuare a investire in questa attività significa mantenere vivo un mestiere antico, legato alla storia delle montagne e delle colline del territorio Unesco. Un lavoro che unisce fatica e libertà, richiede presenza costante e grande senso di responsabilità, ma restituisce la soddisfazione di vedere animali e paesaggio crescere insieme.
La scena del gregge che attraversa i borghi tra Sarmede e San Vendemiano, seguito dai cani e da Loris Carlet, non è soltanto un’istantanea suggestiva per chi la osserva da fuori. È anche il simbolo di come alcuni mestieri del passato, anziché scomparire, trovino nuovi modi per restare nel presente, contribuendo a disegnare il volto quotidiano del territorio e a conservare un patrimonio di conoscenze che le generazioni precedenti hanno affidato a chi, come questo pastore, ha scelto di farne il proprio cammino.
(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: per gentile concessione di un lettore).
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