La Strada d’Alemagna e il genio di Carlo Ghega: il ponte tra San Vendemiano e le Dolomiti

Per chi percorre oggi la Strada d’Alemagna fra San Vendemiano e le Dolomiti, quel nastro d’asfalto che sale verso Cortina e Dobbiaco sembra solo una comoda via di collegamento turistico. In realtà dietro questa arteria c’è la visione di uno dei più grandi ingegneri dell’Ottocento, Carlo Ghega, veneziano di nascita e figura chiave per lo sviluppo dei collegamenti fra le terre venete e il mondo germanico.

Il suo nome non è tra i più noti al grande pubblico italiano, eppure la sua biografia ha i tratti del genio. Laureato in ingegneria a soli diciassette anni, Ghega si afferma rapidamente come progettista di opere complesse. La consacrazione internazionale arriva con la ferrovia del Semmering, in Austria, costruita in appena sei anni su un tracciato di montagna difficilissimo, fatto di dislivelli importanti, gallerie e arditi viadotti. Questa linea, che ancora oggi collega Gloggnitz a Mürzzuschlag, è considerata una delle prime e più famose ferrovie montane del mondo.

Il successo del Semmering vale a Ghega il riconoscimento dell’imperatore Francesco Giuseppe, che lo nomina ispettore generale delle Ferrovie austriache e consigliere del Ministero dei Lavori Pubblici. Il 22 giugno 1851 gli viene conferito anche il titolo nobiliare di “Ritter”, cavaliere, e il suo nome entra nel grande libro dei costruttori celebri accanto a figure come Mozart, Freud, Maria Teresa, Kafka, Beethoven, Schubert, Strauss e Brahms. Nel 1967 l’Austria gli dedica persino la banconota da 20 scellini, con il ritratto dell’ingegnere e l’immagine del viadotto del Kalte Rinne, uno dei passaggi più spettacolari della ferrovia del Semmering.

La sua storia incrocia l’Alta Marca Trevigiana attraverso un’opera che oggi diamo quasi per scontata: la Strada d’Alemagna. È proprio Ghega, nel 1830, a trasformare un antico tracciato che forse già in epoca preromana collegava la pianura veneta ai territori di lingua tedesca in una vera arteria moderna, capace di unire con continuità San Vendemiano e la Val Pusteria. Il suo lavoro rende più rapido e diretto il collegamento tra l’Alta Marca e Dobbiaco, passando per Cortina, aprendo nuove possibilità di scambio commerciale e, in prospettiva, di sviluppo turistico.

A testimoniare il ruolo di questa via come “ponte” verso il mondo germanico resta la “alta croce” collocata all’inizio della Val di Landro, recante l’iscrizione “Weg nach Welschland”, ovvero “strada verso la terra straniera”: un segno in pietra che ricorda come, dalla prospettiva austriaca, l’Italia fosse allora la meta lontana raggiungibile proprio attraverso questo corridoio alpino.

L’attività di Ghega non si esaurisce qui. A metà Ottocento progetta e realizza anche la ferrovia del Carso, disegnando la stazione di Trieste e la vicina darsena, fondamentali per l’apertura marittima dell’Impero. Si dedica poi a grandi progetti ferroviari in Transilvania e studia il loro collegamento con la rete rumena, lavori che in parte non vedrà compiuti. Parallelamente scrive numerosi testi tecnici in tedesco, italiano e francese, che nel testamento lascia alla Biblioteca Marciana di Venezia, come patrimonio di studio per le generazioni successive.

Una traccia concreta della sua vita privata rimane lungo la Riviera del Brenta, a Oriago, dove sorge Villa Allegri von Ghega, dimora di famiglia che custodisce ancora parte dell’archivio storico legato alla sua attività professionale. È un luogo che racconta il legame fra l’ingegnere e la sua terra d’origine, in una biografia altrimenti segnata da continui spostamenti tra capitali europee e cantieri ferroviari.

Gli ultimi anni non sono però privi di ombre. Ghega viene accusato di corruzione, vede sfumare alcuni dei progetti austriaci cui teneva maggiormente e, una volta rientrato in Italia per contribuire allo sviluppo della rete ferroviaria del Lombardo-Veneto e studiare una linea attraverso l’Appennino, si ritrova relegato a un incarico al Ministero delle Finanze, definito da alcuni contemporanei “di nessuna importanza e di nessuna influenza”. Una chiusura di carriera amara, in contrasto con la grandezza delle sue opere.

Nel 1998 la ferrovia del Semmering entra a far parte dei siti patrimonio dell’umanità Unesco, confermando il valore universale di quel capolavoro di ingegneria ottocentesca. Sul conto di Carlo Ghega restano ancora oggi alcuni punti oscuri, legati persino ai dettagli sulla sua nascita e sulla sua morte, ma il contributo portato allo sviluppo di molte aree europee è fuori discussione. Anche l’Alta Marca Trevigiana, con la sua Strada d’Alemagna che da San Vendemiano si apre verso le “terre germaniche”, continua a beneficiare del suo sguardo lungimirante, ogni volta che un viaggiatore imbocca questa antica via per salire verso le montagne.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
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