Sessant’anni dei Pooh sul palco dell’Ariston con il maestro Basso. La band riceve il premio alla carriera

Sessant’anni di musica, sessant’anni di emozioni. Ieri sera, serata finale del Festival di Sanremo, il Suzuki Stage (situato all’esterno del Teatro Ariston), ha accolto la performance dei Pooh, leggendaria band italiana che proprio quest’anno festeggia i 60 anni della formazione.

Festeggiamenti inaugurati proprio ieri e previsti fino al 31 dicembre 2026, con un tour che toccherà varie parti d’Italia. La band si è presentata nella sua formazione originaria, ovvero composta da Riccardo Fogli, Dodi Battaglia, Roby Facchinetti e Red Canzian

Il pensiero è andato a Stefano D’Orazio, storico batterista del complesso, deceduto a novembre 2020 e sostituito ieri sera da Phil Mer, figlio di Red Canzian. A dirigerli è stato il maestro Diego Basso, originario di Castelfranco Veneto, con l’Orchestra Ritmico Sinfonica Italiana composta da 40 elementi.

Il maestro Basso è una figura cara ai Pooh: per loro, infatti, si è occupato di arrangiamenti e li ha seguiti in diversi live. E, come annunciato ieri sera da Dodi Battaglia, sarà al loro fianco anche in quest’annata così importante per la band.

Non è stato casuale il brano scelto per ieri sera: i Pooh hanno riproposto la canzone “Uomini soli”, brano iconico sul tema della solitudine esistenziale maschile, che fece loro conquistare la vetta più alta del Festival di Sanremo nell’edizione del 1990.

“I 60 anni della nostra vita”, così il conduttore del Festival Carlo Conti ha introdotto i Pooh, per dar loro (alla fine dell’esibizione) il premio alla carriera “Città di Sanremo”, ricordando anche Stefano D’Orazio: “I Pooh sono la musica per noi e, per questo, vi diciamo ‘grazie'”, ha detto. Roby Facchinetti ha affermato quanto ricordare questo 60esimo a Sanremo rappresentasse per loro qualcosa di speciale.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Sanremo – Rai1. Serata finale del 28 febbraio 2026)
(Articolo di proprietà di Dplay Srl)
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