Venerdì sera, Giancarlo Cunial ha presentato il nuovo libro “Canova a parole sue” nella sala riunioni del Comune di Maser. Erano presenti la sindaca Claudia Benedos, l’assessore alla cultura e allo sport Marco Sartor e l’assessore Daniele De Zen.
L’autore
Giancarlo Cunial, docente di Lettere e Filosofia all’Istituto Cavanis, ha collaborato con la Gypsotheca di Possagno. Questa esperienza ha suscitato in lui un interesse nei confronti del celebre scultore veneto Antonio Canova, protagonista di un’altra sua opera: “Canova. Le molte vite”.
Spinto dalla curiosità di conoscere il lato umano e intimo mai raccontato nel corso degli anni, si mise alla ricerca di tutte le testimonianze scritte archiviate – tra cui lettere, dialoghi e pensieri – arrivando a trovare circa 400 testi che trattano svariati argomenti. Il tema centrale approfondito durante la serata è stato quello dell’amore e la visione canoviana.


La sua visione
Antonio Canova afferma “L’amore è un Dio; sulla terra non siamo capaci di stare soli e dobbiamo legarci a qualcuno.” Eppure era convinto che questo legame, che si fonda sul cuore, fosse una pazzia.
Grazie al suo epistolario sappiamo che, oltre all’assoluta dedizione alla carriera, ha vissuto anche qualche esperienza amorosa. Eppure il concetto che sosteneva era ben diverso: più che di amore parlava di attaccamento, poiché per volersi bene occorrono corpi che si toccano.
Oltre all’amore per la donna si analizza quello verso la patria, suo tratto distintivo. “Voglio che alla mia morte, tutto quello che c’è di mio a Roma, non resti più niente, perché ha fin troppo, invece il Veneto, la mia patria, non ha più niente”.
Secondo Canova, una comunità può anche cambiare padrone ma non restare senza la bellezza. Per questo motivo, come simbolo d’amore per la sua città natale, realizzò il dipinto “Deposizione di Cristo”, custodito al Tempio di Possagno.
Il contributo per la sua patria
Grazie al suo successo artistico e al patrimonio accumulato, lo scultore decise di unire i due pilastri della sua visione affettiva – la comunità e la figura femminile – con un’iniziativa visionaria: istituire tre borse di studio per le ragazze povere del suo paese. La peculiarità era che il denaro elargito doveva essere intestato alla donna e non alla futura famiglia che avrebbe creato; una visione che oggi potremmo definire moderna.
(Autore: Francesca Battilana)
(Foto: Francesca Battilana)
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