“Vogliamo sia l’ultima”: l’opera di Dario Bianco per far riflettere sul femminicidio

Fino al 2000 era fornaio nel panificio di famiglia, in centro a Pieve di Soligo. Poi, pur avendo sempre avuto una vena artistica, si è reinventato restauratore di opere d’arte.

Lui è Dario Bianco, 59enne di Solighetto, autore dell’installazione a tema sociale ben visibile attraverso le vetrate del locale al civico 1 di via Capovilla e addentrandosi nella galleria Zadra.

Uno spazio per la riflessione che oggi, 8 marzo, Festa della Donna, acquista un significato ancora più importante. Il tema scelto da Dario, infatti, è quello di stretta attualità del femminicidio.

“Questa istallazione è formata da cinque elementi che cercano di rappresentare, nel modo meno cruento possibile e più semplice possibile, la scena di un femminicidio – spiega l’autore – La semplicità non vuole minimizzare l’efficacia dell’immagine, ma al contrario rafforzarla. Quattro teli ospedalieri chiudono a quadrato la scena delittuosa, impedendo ai passanti la vista della vittima. Solo una porzione di mano di gesso dipinto e una scarpa faranno simbolicamente intuire la presenza di un corpo, coperto pietosamente da un telo bianco”.

“Il corpo giace su un pavimento, formato da pannelli di OSB, materiale versatile che si presta sia agli usi più umili che alla creazione di sofisticate strutture di arredo – prosegue Bianco – L’ampio spettro di utilizzo di questo materiale si presta a simboleggiare l’altrettanto ampio, se non totale, spettro sociale interessato dal fenomeno della violenza di genere. A poca distanza, sul pavimento, giace un paio di scarpe che simboleggiano il vuoto lasciato dalla vittima. Le scarpe rosse esposte sono il simbolo, oramai classico, della lotta contro i crimini di genere e, in questa circostanza, un omaggio all’architetto e artista messicana Elisa Chauvet, ideatrice nel 2009 dell’opera “ Zapatos Rojos”, nata per denunciare i femminicidi perpetrati nel 1993 nella cittadina messicana di Ciudad Juàrez”.

Un’iniziativa che, come sottolinea ancora l’autore, marito e padre di due figli maschi (uno di 13 e l’altro di 8 anni), “si pone l’obbiettivo di portare l’attenzione pubblica sul tema odioso della violenza di genere. Si rimane sempre disorientati dalla notizia di un nuovo femminicidio. Ogni volta vengono riscritte parole e aggiornate le leggi per cercare di comprendere e contrastare un fenomeno che è, in buona parte, culturale e sociale”.

Parole che, però, sembrano non bastare. Da qui, troppo spesso, vissuti di frustrazione e paura. E la necessità di “far vedere“.

“Per questo è nata l’idea di creare un’istallazione che potesse essere il meno cruenta possibile, ma che riuscisse a comunicare efficacemente il dramma dei crimini di genere – conclude Dario – L’allestimento del lavoro è il frutto della collaborazione tra genitori e figli, con il contributo di una maestra e di un’infermiera di Pronto Soccorso, con quest’ultima che, nello svolgimento del suo lavoro, ha dovuto affrontare molte, anzi troppe cose che avrebbe voluto non vedere”.

Per Bianco si tratta della seconda iniziativa di questo tipo a Pieve di Soligo, anche se è la prima con una simile valenza sociale. L’attuale installazione, realizzata a metà novembre, resterà esposta ancora per qualche giorno.

“Riprendendo la precedente iniziativa, che mirava a restituire vitalità a spazi commerciali momentaneamente inutilizzati – vetrine spente nel cuore della città – trasformandoli in luoghi di incontro e dialogo tra diverse forme espressive e attività di interesse comune, con questa nuova proposta ho voluto riattivare il medesimo spazio, questa volta per un periodo indefinito, per sensibilizzare appunto il pubblico su un tema di drammatica attualità”.

Vogliamo sia l’ultima“, lo spazio di riflessione da lui ideato e realizzato, ha visto anche la collaborazione di Nina Rasilainen, Emil Bianco, Simon Bianco, e il contributo di Maria Bianchi ed Elena Toffoli.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto: Alessandro Lanza)
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