Il terziario trevigiano si conferma un ecosistema solido e allenato alle crisi, capace di assorbire le scosse geopolitiche senza perdere la rotta. Il quarto Report dell’Osservatorio Congiunturale, curato da Unione provinciale Confcommercio e Banca Prealpi SanBiagio con Format Research, restituisce l’immagine di un territorio che non si lascia spaventare. Una stabilità costruita nel tempo e sostenuta da una liquidità ormai consolidata.
La rilevazione è stata effettuata su un campione di 800 imprese ed ha analizzato l’andamento del quarto trimestre 2025 e le prospettive per il primo trimestre 2026 delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi del territorio trevigiano: un 2025 segnato da stabilità, seguito da un avvio d’anno che aveva mostrato un rafforzamento del clima di fiducia e che ora deve confrontarsi con uno scenario geopolitico in rapida evoluzione.
Nonostante l’indagine flash condotta a ridosso dei recenti eventi in Medio Oriente abbia registrato una lieve flessione del clima di fiducia, passato da 50 a 47 punti, il dato appare più legato a una reazione di prudenza dettata dal contesto internazionale che a un effettivo indebolimento della struttura economica. Come ha spiegato Pierluigi Ascani, presidente di Format Research: “La flessione in realtà è piccolissima e dà l’idea che probabilmente siamo ancora in una fase dettata più dall’emozione; non può che essere così, data la guerra in atto. Il quadro che emerge è quello di un tessuto del terziario molto avanzato, molto più rispetto a quello che si rileva in altri territori del Paese, con uno sguardo e un orizzonte che vanno al di là della provincia”.
I dati confermano infatti una realtà imprenditoriale dinamica e aperta verso l’esterno: sebbene il 62,1% del fatturato delle imprese analizzate si sviluppi entro i confini provinciali, la quota risulta sensibilmente più bassa rispetto alla media nazionale, segnalando una maggiore propensione delle aziende del territorio a intercettare mercati oltre l’ambito locale. Tuttavia, la crescita deve fare i conti con i nodi burocratici: quasi due imprese su tre del campione preso, il 64,1%, ritengono infatti che la Pubblica Amministrazione penalizzi lo sviluppo, con un 22,6% che la considera un fattore capace di rallentare fortemente la crescita.


Le 35.467 imprese della Marca continuano a operare in un contesto di élite economica, dove la ricchezza locale e la solidità del comparto manifatturiero circostante fanno da scudo alle turbolenze esterne. Questa capacità di trasformare le difficoltà in opportunità è il frutto di una vera e propria «alfabetizzazione alle crisi» maturata negli ultimi anni. Le imprese, infatti, non si sono limitate a subire gli shock, ma hanno progressivamente sviluppato strumenti per interpretarli, imparando a leggere i segnali di cambiamento e a tradurli in nuove modalità operative.
Un processo che, sottolinea Valentina Cremona, si è consolidato in anni segnati da una successione quasi ininterrotta di crisi internazionali: “Dal 2020, questa è la quarta crisi internazionale che si prospetta. Dopo la pandemia, il conflitto russo-ucraino e le ondate inflazionistiche, le previsioni dei vari cigni neri da affrontare sono diventate realtà. In un mondo sempre più polarizzato, fluttuazioni, cambi repentini di scenario, incertezze e timori fanno ormai parte del clima in cui si fa impresa”.
Per la presidente di Terziario Donna Confcommercio, la capacità di resistere passa innanzitutto attraverso la consapevolezza e il rafforzamento delle relazioni territoriali: “Occorre innalzare la conoscenza dei trend di consumo e dei contesti internazionali per valorizzare le reti territoriali, le filiere corte e le alleanze locali con le quali le piccole imprese trovano i propri meccanismi di riequilibrio”.
Sul fronte tecnologico, infine, la sfida viene definita altrettanto decisiva. Cremona evidenzia come l’intelligenza artificiale sia ancora poco diffusa (utilizzata soltanto da un’impresa su quattro) ma destinata a diventare una leva strategica se accompagnata da competenze e responsabilità: “L’AI deve essere considerata una risorsa capace di generare evoluzione continua, con una forte impronta etica e un’indispensabile supervisione umana. L’obiettivo è trasformarla in un collaboratore in più, aumentando la formazione e l’alfabetizzazione digitale e riducendo così il timore che possa cancellare posti di lavoro”.
Gli imprenditori hanno infatti imparato a patrimonializzare le proprie aziende e a preferire investimenti flessibili per adattarsi rapidamente ai cambiamenti di scenario, trovando nel sistema bancario un partner reattivo. Una strategia confermata da Francesco Piccin, capo area di Banca Prealpi SanBiagio, che sottolinea la solidità del legame tra banca e impresa: «Il 2025 si è chiuso con un bilancio positivo che ci permette di guardare al futuro con entusiasmo, nonostante i timori legati ai costi energetici. Essendoci allenati a gestire shock improvvisi negli ultimi quattro anni, l’imprenditore trevigiano è diventato più attento ed elastico: oggi punta a patrimonializzare l’azienda e a indebitarsi in modo strettamente adeguato alla propria capacità di rimborso».
Secondo Piccin, questa prudenza non è immobilismo, ma strategia: “Notiamo una tendenza a preferire l’affitto dei locali piuttosto che l’acquisto, una scelta che garantisce la flessibilità necessaria per adattare l’attività all’andamento economico. Come banca del territorio, siamo al fianco di questo tessuto sano, con indicatori di accesso al credito superiori alla media nazionale. In un mondo che cambia ogni giorno, il nostro modello funziona e ci permette di restare alla finestra, pronti a supportare ogni nuova fase di crescita”. La vocazione del terziario trevigiano, sostenuta da un sistema creditizio che vede il 70% delle richieste di finanziamento accolto con successo, permette di guardare al 2026 senza allarmismi e con un’ottimistica prudenza.
(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
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