“I due gioielli vicini”: le chiese di Santissima Trinità e dei Santi Vittore e Corona a Samprogno 

L’interno della chiesa dei Santi Vittore e Corona

A Samprogno, lungo la strada che unisce Pellegai con Carve, in una splendida posizione panoramica sulla valle del Piave, caratterizzata da un erboso sagrato e da un cimitero delimitato e protetto da un muro, si erge la cinquecentesca chiesa di Santissima Trinità, alla quale nei tempi passati si conveniva devozionalmente per rogare il buon tempo, tanto necessario in una società dedita alla lavorazione dei campi, quando il tempo veniva scandito dai rintocchi dell’elegante campanile secentesco.

L’aspetto semplice e rurale della facciata viene arricchito dai due portali, di cui, quello posto sul lato sinistro, presenta elementi decorativi geometrici a diamante di gusto assai raffinato.

Rustico ed elegante nello stesso tempo anche l’interno, dove, nonostante ci sia l’esigenza di un tempestivo lavoro di restauro, si fanno notare un soffitto in legno a capriate, il pavimento originale, un’acquasantiera a muro di stimata fattura e un notevole dossale ligneo del Seicento che contiene ai lati una tela con San Giovanni Battista caratterizzato, come martire, dal mantello rosso, e una con Sant’Andrea Apostolo con la croce del martirio. Al centro una cinquecentesca tela, sacrificata per ragioni di spazio, offre l’immagine della Santissima Trinità, con il Padre Eterno in trono che regge Cristo in croce, la rappresentazione più diffusa nell’Europa cristiana a partire dal XII secolo e che prende il nome di Trono di Grazia. Una raffigurazione che può aiutare a meditare sul grande mistero della Trinità, su cui spontaneamente ritornano i versi del sommo poeta: ”E l’un da l’altro com’iri da iri parea reflesso, e ‘l terzo parea foco che quinci e quindi igualmente si spiri”. 

Tra le case del borgo di Samprogno, che forse deve il toponimo a un antico cittadino di età romana, Sempronius, si trova inoltre la chiesa dei Santi Vittore e Corona, attestata nel Cinquecento insieme alla chiesa, poco distante, di Santissima Trinità.

La facciata è caratterizzata da un bel portale in pietra, preludio della cura e della ricchezza decorativa dell’interno qualificato da decorazioni e cornici.

Un autore anonimo del XVIII secolo ha lasciato sulla parete a sinistra la raffigurazione dell’Ultima Cena, dove si adoperano coltelli e forchette per cibarsi di formaggi e di selvaggina, scostandosi dalla più ricorrente simbologia dei gamberi. 

Una preghiera di protezione contro ogni calamità e malattia nasce guardando a San Sebastiano e a Sant’Antonio Abate, a destra e a sinistra dell’arcone, per poi arrivare al presbiterio, dove sono protagonisti i Santi Vittore e Corona, la cui devozione è molto diffusa, probabilmente per la vicinanza al Santuario di Anzù di Feltre, in cui sono venerate le reliquie dei due Santi Martiri.

Assegnata a Francesco Frigimelica, la pala d’altare dialoga perfettamente con la maestria dell’artista Antonio Sasso, autore del raffinato e vivace paliotto, al centro del quale, entro una cornice a fascetta, tra fiori e ortaggi policromi, l’autore riserva lo spazio ai due Santi Vittore e Corona, titolari della chiesa.

(Autore: Paola Brunello)
(Foto e video: Simone Masetto)
(Articolo e foto di proprietà di Dplay Srl)
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