Esistono storie che, solo a sentirle, sembrano quasi appartenere a un tempo irreale. Invece, sono vicende che hanno coinvolto gente comune, gente che non ha lesinato coraggio per aiutare qualcun altro, nonostante il rischio di mettere a rischio la propria vita.
Una riflessione che sorge spontanea di fronte alla “storia ritrovata”, che vede protagonista Maria Balzan e il soldato britannico James Walker, che la donna nascose durante l’occupazione nazifascista, salvandogli la vita.
Una “storia ritrovata” che è stata al centro di una cerimonia, tenutasi lo scorso 12 luglio, nel salone municipale di Mel, nel territorio di Borgo Valbelluna: lì si sono incontrati i parenti degli stessi Walker e Balzan. Presenti all’incontro anche i figli del soldato James, ovvero Jim Thomas Walker Jr e Cyril Walker, giunti dal nord dell’Inghilterra insieme ad altri parenti.


Per la famiglia di Maria Balzan erano presenti Renzo Zaccaron e la moglie, nipote di Maria.
Due famiglie così unite a 80 anni di distanza, grazie alle ricerche condotte da Daniele Cortina, già autore del volume “Quell’aereo che cadde a casa mia”, incentrato su un’altra vicenda bellica, accaduta sul San Boldo nel 1944.
“Nel ricordo di un singolo uomo si raccoglie una vicenda collettiva di straordinario significato umano e storico”, le parole dello stesso Cortina.
Da parte sua, durante il suo discorso, il sindaco di Borgo Valbelluna Stefano Cesa ha sottolineato il valore di quel momento.
“Abbiamo voluto rendere omaggio al coraggio, all’umanità e alla memoria. Due vite intrecciate in un gesto di resistenza silenziosa, che ha contribuito alla liberazione del nostro Paese dalla tirannia. Un incontro che unisce passato e presente, nel segno della riconoscenza e della memoria condivisa” ha affermato il primo cittadino.
Dentro una “storia ritrovata”
Era settembre del 1943, dopo l’armistizio, quando il soldato James Walker, identificato con il nome di copertura “Jim”, riuscì a fuggire dal campo di prigionia di Predazzo (Trento), insieme a due commilitoni britannici.
I tre militari raggiunsero le montagne del Bellunese, dove trovarono rifugio, grazie al coraggio e alla solidarietà di numerose famiglie locali, attente a fornire il proprio aiuto.
Un clima di Resistenza civile che riecheggia nelle parole del parroco di Sant’Antonio Tortal, don Luigi Pierdonà, impresse tra le memorie del partigiano Rinaldo Dal Mas: “I ragazzi inglesi verranno in tutte le case. Cercate di dare loro quello che avete e aiutateli. Vi raccomando di non fare domande!”, le parole del sacerdote.
Ma arrivò il momento in cui uno dei tre fuggitivi venne catturato, probabilmente a causa di una delazione. Così “Jim” (il soldato James Walker) e l’altro commilitone, chiamato “Pat”, trovarono rifugio nell’abitazione di Maria Balzan a Signa, frazione di Mel: era il gennaio 1944.
Per circa un mese, i due soldati britannici vissero nascosti e protetti fino al 21 febbraio, quando un rastrellamento fascista li scoprì.
I due commilitoni vennero arrestati e condotti a Treviso, dove furono interrogati e, successivamente, caricati su un treno merci diretto in Germania.
Durante il tragitto, però, accadde un fatto incredibile e avventuroso: “Jim” e “Pat” riuscirono a fuggire dal convoglio in corsa.
Se James Walker riuscì a tornare a Sant’Antonio Tortal, del compagno si persero per sempre le tracce.
Walker rimase così nascosto per oltre quattordici mesi, fino alla fine della guerra.
Lucio Canton, nipote della sorella di Maria, ha raccontato: “Nel fienile fu costruita una tramezza in legno, che divideva lo spazio in due. Nella parte posteriore c’era la brandina su cui dormiva James, mentre davanti, a vista, solo il fieno. Ogni notte il soldato toglieva il fieno, si infilava dietro la tramezza e poi richiudeva il passaggio” le sue parole.
Un aiuto, quello dato da Maria Balzan, che le valse un riconoscimento, come ha spiegato Cortina: “Nel 1946 Maria ricevette dalla Allied Screening Commission la somma di 39 mila lire, per l’assistenza data ai prigionieri alleati. Un piccolo, ma significativo, gesto di gratitudine” il suo commento.
Il ricordo del soldato James Walker
La cerimonia svoltasi nel Bellunese è stata l’occasione per ricordare chi non c’è più, così come ha fatto Cyril Walker, il quale ha descritto la figura del padre, senza nascondere la propria commozione.
“Era un uomo umile, avrebbe certamente apprezzato la semplicità e sincerità di questo momento – ha raccontato -. Dopo la guerra, ci arrivò una lettera che lo dichiarava disperso. Quando tornò era molto dimagrito, provato. Non ha mai smesso di desiderare di tornare qui, per ringraziare chi gli salvò la vita. Oggi, per noi, è un giorno di grande emozione e gioia”.
“Quando eravamo bambini, nostro padre non ci lasciava mai alzarci da tavola finché non avevamo finito tutto quello che c’era nel piatto – ha ricordato -. Era rimasto segnato dalla fame della guerra”.
Nel pomeriggio, la famiglia Walker si è recata a visitare la casa di Maria Balzan a Signa, guidata dai racconti di Lucio Canton, che ha saputo trasmettere con lucidità gli episodi tramandati in famiglia.
“Questa vicenda è un esempio di coraggio silenzioso – ha concluso Daniele Cortina -. Una pagina della nostra storia locale dove l’umanità, la solidarietà e la forza delle persone comuni hanno saputo opporsi all’orrore della guerra. Valori che non devono essere dimenticati“.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: per gentile concessione di Sergio Cugnach)
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