Applausi e lacrime, più di mille per l’addio a Matteo: “Tragedia che ci unisce come comunità”

Una “deroga” indispensabile per accogliere tutte le persone, alla fine oltre un migliaio quelle presenti, che volevano dargli l’ultimo saluto. E che la chiesa del paese non avrebbe certo potuto contenere.

Ecco perché l’addio a Matteo Forner, l’appassionato viticoltore e consigliere comunale 44enne, rimasto vittima nella serata di venerdì scorso di un tragico incidente sul lavoro all’interno della cantina dell’azienda di famiglia, Pat del Colmel in via Costeselle, si è tenuto al campo sportivo di via Sant’Antonio, a Castelcucco.

A prendere in spalla il feretro, trasportandolo fino all’altare allestito per l’occasione, gli esponenti di tutte le associazioni di cui Matteo faceva parte: il Comune, naturalmente, con il sindaco Paolo Mares, ma anche Alpini, Pro Loco, Aido, Avis e cacciatori.

Una “scorta” che dice tanto di quel che il 44enne, andato via troppo presto, ha comunque lasciato qui a chi resta. In prima fila, oltre agli amministratori di Castelcucco, anche vari sindaci della Pedemontana e non solo. E, ovviamente, raccolti nel loro dolore, mamma Gabriella e papà Lino, la sorella Arianna, il fratello Roberto, il figlio Manuel con la mamma Sara, la compagna Petra e, infine, nonna Anna.

A prendere subito la parola, con la voce rotta dalla commozione, è stato proprio il sindaco Mares: “Se c’è un lato positivo di questa immane tragedia è che tutto questo ci fa sentire più uniti, ci fa riscoprire il senso di comunità. Ognuno di noi deve portarsi a casa questo tesoro e conservarlo gelosamente. Credetemi, tutto questo non si riesce ad apprezzare ovunque. Il poter riscoprire il senso di comunità è l’ultimo valore che Matteo, in maniera indiretta, ci lascia in eredità. Caro Matteo, quali siano le dimensioni della tua perdita dal punto di vista umano ed imprenditoriale per la tua famiglia e per la nostra comunità, tutti lo percepiamo, tutti lo sappiamo. Quanto tu ti sia prodigato nella tua pur breve esistenza, lo testimonia la marea di gente accorsa qui oggi, non servono altre testimonianze”.

“Anche noi come Amministrazione comunale ti abbiamo apprezzato tantissimo e non voglio ricordare nessun esempio o aneddoto per non rischiare di commuovermi. Ma sappi che stamattina, in Giunta, abbiamo deciso di celebrarti nel giusto modo durante la realizzazione della prima fiera di Santa Lucia di Castelcucco, a dicembre, in occasione dell’evento ‘Castelcucco Cresce’, la biennale cerimonia che premia i castelcucchesi che abbiano portato lustro al nostro piccolo paese. Sarà la giusta occasione e il giusto modo per celebrare la tua figura. Ora ispiraci da lassù”.

Dopo le vibranti parole di ricordo del primo cittadino, è arrivato il toccante cordoglio espresso nell’omelia da don Marco Cagnin, ex parroco di Castelcucco, uno che Matteo e la sua famiglia li conosce bene.

“Mi sovviene un’immagine che tutti noi ricordiamo, che riguarda la vita della Beata Vergine Maria, la Madre di Dio. Ecco, Maria che vive un dramma, un dramma della sofferenza e della disperazione quando si trova sotto la Croce ad assistere ingiustamente alla morte del figlio Gesù. E’ l’immagine del Venerdì Santo“.

“Venerdì scorso, cari Lino e Gabriella, anche voi avete vissuto il vostro Venerdì Santo vicino a Matteo, per la sua vita tragicamente spezzata da questo incidente sul lavoro. Credo che ognuno di noi, oggi qui presente, abbia sentito una fitta al cuore di dolore alla notizia di questa perdita. Vi abbracciamo veramente di cuore tutti voi, un abbraccio umano e spirituale come già è successo credo in questi giorni. Vi siamo vicini sicuramente con l’affetto ma anche con la preghiera e con la fede”.

“Non è facile, lo ripetiamo spesso in queste occasioni, spiegare questo vuoto e questo dolore e allora la preghiera di oggi per Matteo è una preghiera importante, impegnativa se vogliamo, ma decisiva per dare ancora una volta un valore e una risposta, per dare ancora una volta una speranza. Ecco, noi oggi siamo consapevoli, e la nostra presenza qui lo dimostra e lo conferma, che Matteo ci ha lasciato molti frutti, ha saputo realizzare progetti e frutti di bene”.

“La sua storia di vita umana e professionale ha sempre avuto dei punti cardini, io li riassumo in tre: cuore, mente e braccia – ha proseguito il sacerdote, assistito nella funzione anche da padre Lino (amico di famiglia) e da don Pierangelo Salviato, parroco di Cavaso del Tomba e Possagno, nonché amministratore parrocchiale a Castelcucco -. Matteo aveva un grande cuore, ha amato la sua famiglia, ha vissuto sempre fino all’ultimo con loro, ha coltivato amicizie vere, profonde e soprattutto la sua generosità, la sua sensibilità a stare vicino alle persone più bisognose. Aveva già pensato, pur essendo giovane, anche a donare parte del suo corpo dopo la sua morte. Ecco, questo ci fa capire allora che l’amore non ha confini, non ha limiti. Ma poi nel suo cuore c’era anche spazio per l’umiltà, la discrezione, il rispetto verso tutti. Questa sua voce accogliente, calma, che ti metteva soprattutto a tranquillità d’animo, era anche questo un gesto, ma anche una sensibilità per entrare subito in relazione con lui, perché ti sentivi accolto e non giudicato, perché ti sentivi ancora una volta parte della sua attenzione”.

“Accanto al cuore di Matteo abbiamo tutti ancora una volta visto e ammirato la sua grande mente, ma usiamo la parola intelligenza, non solo perché ha fatto emergere qualità professionali notevoli e sviluppato interessi per il suo lavoro, per migliorare ovviamente la sua azienda, ma anche quella di tanti altri che gli chiedevano un consiglio, un aiuto, non solo quindi a livello commerciale, ma anche per un benessere interiore per tutte le persone. L’intelligenza è un dono importante, ci fa pensare, ci fa guardare con attenzione soprattutto alla terra, che è stata sua compagna di viaggio e possiamo dire allora fonte di spiritualità, dove Matteo ha saputo riconoscere la presenza di Dio, la presenza dello Spirito Santo che genera vita. Ed è bello forse che l’ultimo saluto lo diamo proprio in questo paesaggio naturale, che ci ricorda ancora una volta la presenza di Dio che non ci abbandona”.

“E poi l’ultimo passaggio: la sua forza interiore e fisica, queste braccia, questa forza che hanno accompagnato il suo percorso lavorativo. Questa forza interiore, ma anche fisica, per potare quei tralci che non servono, ma per dare spazio e vita ad altri e portare quel frutto che, come si diceva prima, è la vera gioia”.

Un lungo applauso, una volta conclusa la cerimonia funebre, ha poi accompagnato il feretro fino all’uscita dal campo sportivo, verso l’ultima tappa del viaggio terreno di Matteo. Tra le lacrime e la commozione di tutti i presenti. Addio.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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