Da oltre cinquant’anni, gli esploratori del Sec di Cavaso si raccontano: darsi il ritmo giusto tra marce di regolarità e sci competitivo

Allacciare bene gli scarponi, far partire il cronometro e via a passo costante lungo il sentiero: non è così facile l’attività del Sec di Cavaso del Tomba, acronimo che sta per sciatori ed escursionisti, che ancora oggi vede i suoi soci impegnati nella valorizzazione di uno sport, la marcia di regolarità, che mantiene una disciplina davvero rigida, ma porta anche a soddisfazioni notevoli.

Nata a maggio del 1970 da un’idea di Germano Rizzardo, l’associazione ha avuto il merito da fare da apripista al mondo dell’associazionismo e del volontariato quando ancora le Pro loco non esistevano e ha coinvolto i giovani in uno sport sano, estremamente tecnico, che oltre a formare il fisico, impone di “darsi un ritmo”. 

Quando arrivò in Paese, ispirato al Gem e al Mel di Paderno e Crespano, il Sec era praticamente l’unica alternativa sportiva al calcio, che comunque veniva praticato altrove.

Come spiega Patrizio Marin, divenne da subito una specie di polisportiva per i suoi 120 iscritti, perché organizzava anche altri tipi di iniziative e competizioni.

Memoria storica e presidente è Elvi Socal, che ricorda con emozione: “Siam partiti così, un po’ all’avventura, ma abbiamo avuti molti e molti successi in ambito sportivo”. 

A dimostrare il successo del gruppo nel tempo è l’ancora accesa determinazione di Elio Codemo, che in occasione del servizio si è dotato di tutto l’equipaggiamento necessario per regolamento: Elio, iscritto fin dal ’70, ha portato a casa molti trofei ma continua ad affermare, nonostante l’esperienza, che la marcia di regolarità è uno sport incredibilmente difficile, dove qualunque errore può portarti “fuori strada” e dove un “assalto” può costarti la posizione. 

“Bisogna amare la montagna e conoscere i limiti del proprio corpo – afferma il socio Roberto Forner – Tutto gira attorno al tempo e al ritmo. Conoscere le caratteristiche del proprio passo e adattarle alle distanze da percorrere”.

Per partecipare, il regolamento descriveva con precisione sia l’abbigliamento che la dotazione: un esploratore doveva avere con sé un cronometro e un foglietto, su cui si segnava il ritmo da rispettare nei vari settori, delimitati da due controlli orari.  

Il ritmo teorico di settore era segreto e l’obiettivo era quello di centrare precisamente il tempo di percorrenza ideale del percorso, acquisendo meno punti di penalità possibile.

A regolare le competizioni, divise tra individuali e a pattuglia, c’era la Fie, l’ente dedicata agli sport di escursionismo. Anche lo sci aveva una grande importanza per i giovani sportivi di Cavaso: “Il Sec partecipava a una media di otto competizioni all’anno – spiega Danilo Mascotto, che ha fatto da segretario e da vicepresidente in più turni – Partecipavamo sempre anche alla gara sociale verso la fine della stagione”.

Oggi il Sec è composto da molti meno componenti rispetto al passato e condivide la stessa difficoltà di “reclutamento” che è comune a tutte le associazioni: c’è però la speranza di tramandare le conoscenze di questo sport “difficilissimo” alle generazioni future.

“È uno sport molto faticoso – afferma Roberta Bresolin – ma può essere praticato da tutti”. La categoria juniores permette infatti anche ai più piccoli di mettersi alla prova, facendoli familiarizzare con i concetti di ritmo e autoanalisi, di certo utili anche nella vita.

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