Non è un navigatore solitario, Luigi Ciotti. Non lo è mai stato, fin da quando, bambino immigrato dal Cadore a Torino, viveva con la famiglia in una baracca di cantiere.
È arrivato oggi giovedì a Conegliano per l’appuntamento con “Essere (in) Natura – Radici e Orizzonti”, il festival promosso da Savno e dal Consiglio di Bacino Sinistra Piave, portando con sé non una lezione accademica, ma una vera e propria chiamata alla responsabilità collettiva.
Ad accoglierlo, una platea gremita e attenta, composta dagli studenti dell’Istituto Casagrande di Pieve di Soligo, del Liceo Munari di Vittorio Veneto e dell’Istituto Cerletti di Conegliano.
A fare gli onori di casa è stata la moderatrice Elisa Golfetto, che ha introdotto il tema sollecitando la platea sull’urgenza di un «salto culturale antropologico» per affrontare la crisi climatica.
Prima di lasciare la parola all’ospite, le istituzioni hanno voluto lanciare un messaggio forte ai ragazzi. Gianbruno Panizzutti, assessore all’Istruzione di Conegliano, ha sottolineato come il vero cambiamento nasca dal rafforzamento dei legami umani: «Oltre alla tecnologia, è fondamentale coltivare relazioni autentiche. L’entusiasmo di voi ragazzi nel difendere l’ambiente è contagioso: il futuro è nelle vostre mani».
Un invito a vivere l’esperienza appieno è arrivato anche dal presidente di Savno, Stefano Faè: «la preghiera che vi faccio è di mettervi in discussione in queste ore. Cercate di portare a casa molto di quello che vi dirà Don Luigi e condividetelo con i vostri amici: non fatela finire come una giornata a sé stante».
Poi, la parola è passata a lui. Con la sagacia che gli è propria, l’ottantenne fondatore del Gruppo Abele e di Libera ha subito messo in chiaro il suo ruolo: «Io ho un’unica laurea, quella in “scienze confuse”. Per lo Stato italiano sono un radiotecnico. Ma porto il mio piccolo contributo cosciente dei miei limiti, perché tutto quello che ho fatto è stato possibile solo perché l’ho condiviso con altri. Se nel cammino della vita trovate qualcuno che ha capito tutto, che sa tutto, cambiate strada».


Oltre la transizione: la conversione
Il tema dell’incontro, “Dalla transizione alla conversione ecologica”, non è stato un semplice esercizio lessicale. Don Ciotti ha marcato una differenza sostanziale tra i due termini, richiamando l’enciclica Laudato sì di Papa Francesco.
«Si parla di transizione, ma il Papa usa una parola diversa: conversione» ha spiegato Ciotti. «La transizione può essere un meccanismo tecnico, ma la conversione richiede qualcosa che viene da dentro, nel cuore e nella testa. Richiede di cacciare via quel “paradigma tecnocratico” che ha sottomesso la politica alla finanza e l’ecologia all’economia».
E proprio sulle parole ecologia ed economia il sacerdote ha offerto una riflessione etimologica suggestiva: «Derivano dalla stessa radice, oikos, che significa casa. L’ecologia è il logos, il discorso sulla casa, la sua essenza. L’economia è il nomos, la regola della casa. Hanno la stessa radice ma funzioni diverse, che dovrebbero dialogare. Questo legame si è spezzato quando il denaro è diventato idolo, potere fine a sé stesso, inquinando l’economia e distruggendo l’ambiente».
I dieci comandamenti dell’ambiente
Nel suo dialogo con gli studenti, Ciotti ha citato l’amico climatologo Luca Mercalli, elencando quelli che ha definito i “Dieci comandamenti dell’ambiente”, un decalogo laico per la sopravvivenza:
- Non avrai altro pianeta al di fuori della Terra.
- Non pensare invano che la Terra abbia risorse infinite.
- Contempla la natura.
- Onora e sostieni le energie rinnovabili.
- Non inquinare.
- Non sprecare.
- Non cementificare.
- Non produrre troppi rifiuti.
- Fai la differenziata e ricicla.
- Non desiderare la potenza altrui, ma sii sobrio ed efficiente.
«I disastri ambientali e quelli sociali non sono due crisi diverse, ma un’unica crisi socio-ambientale», ha tuonato. «Non c’è giustizia ecologica se non c’è giustizia sociale. Dobbiamo ascoltare tanto il grido della terra violentata quanto il grido dei poveri».
La lezione della formica e la “solitudine”
Rivolgendosi direttamente ai ragazzi, don Ciotti li ha invitati a diffidare delle semplici “connessioni” per recuperare le vere “relazioni”. «Vi auguro tanta solitudine», ha detto provocatoriamente. «Non l’isolamento, ma la capacità di fermarvi per guardarvi dentro. Oggi rischiamo di perdere le relazioni vivendo solo di connessioni».
E per spiegare il concetto di solidarietà, ha usato una metafora biologica: «C’è un piccolo animale che ci dà una lezione di vita: la formica. Gli scienziati spiegano che ha due stomaci. Nel primo mette il cibo per sé, per sopravvivere. Nel secondo accumula cibo che, una volta tornata al formicaio, distribuisce a chi non ce la fa a uscire. Ecco, noi teniamo lo stomaco sociale più caldo: usiamo un po’ della nostra vita per dare dignità a chi fa più fatica».
“Si può uccidere una persona, non un movimento”
Inevitabile il passaggio sulla legalità e sulla vita sotto scorta, condizione che accompagna don Ciotti da quando le mafie hanno messo nel mirino la legge sul riutilizzo sociale dei beni confiscati, nata proprio da una raccolta firme promossa da Libera.
Ha ricordato le intercettazioni di Totò Riina in carcere: «Diceva “Ciotti ci ha tolto i beni, dobbiamo ucciderlo”. Perché a loro non interessa la natura, interessano i campi per pura ostentazione del potere. Quella legge li manda in bestia perché restituisce alla collettività ciò che era frutto di violenza».
E sulla paura, la risposta è stata netta: «Quando ho saputo di quelle minacce, ho risposto a distanza a Riina: oggi si può uccidere una persona, ma non si può uccidere un movimento fatto di tante persone. Il “Noi” vince sempre sull’Io».
La responsabilità è ora
La chiusura dell’evento è stata un appello all’azione concreta, contro i “tre grandi complici del male”: il silenzio, l’indifferenza e l’inerzia.
«Dobbiamo essere il 3% consapevole», ha concluso Ciotti, ricordando che gli esseri umani e animali rappresentano una minima parte della biomassa terrestre (il 3%), contro l’85% dei vegetali. «Dipendiamo da quella natura che stiamo distruggendo. Non diventiamo professionisti della lamentela. Ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa e parlare un obbligo morale. Mettetevi in gioco, sporcatevi le mani: la vera sostenibilità comincia dai gesti quotidiani e dalla forza delle comunità».
(Autore: Francesco Bruni)
(Foto e video: Francesco Bruni)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








