“I campioni vincono le competizioni, le leggende cambiano la storia”: è una frase significativa che potrebbe definire l’incontro “La fiamma dentro”, un convegno organizzato dall’amministrazione comunale di Conegliano questa mattina, prima del passaggio della Fiamma olimpica in città.
L’incontro si è tenuto nell’ex convento di San Francesco e ha visto un’ampia presenza di pubblico.
Ben 12 gli ex atleti convocati per questo racconto dello sport: Gabriella Dorio (mezzofondista), Carlo Grippo (mezzofondista), Renzo Bariviera (cestista), Riccardo Pittis (cestista), Mauro Gallo (nuotatore), Alessandra Patelli (canottiera), Salvatore Bettiol (maratoneta), Andrea Meneghin (bob), Roberto Zandonella (bob), Matteo Tagliarol (schermidore), Silvia Bortot (boxe), Alessandro Ballan (ciclista).
Come hanno confermato i campioni presenti in sala, “il sogno di ogni atleta è quello di partecipare alle Olimpiadi e, se poi capita di vincere, si tocca il cielo con un dito”.
Ma è bene tenere presente che “vince chi ha la potenza e la spinta più veloce”, senza dimenticare una certa forma mentis utile per affrontare determinate sfide.
“Ci vuole bravura e fortuna”, hanno ammesso gli sportivi, le cui storie sono state ricordate da un filmato colmo di immagini di repertorio.


In tutto ciò, le Olimpiadi costituiscono un momento speciale per ogni atleta, perché è il momento in cui ci si trova con le persone che hanno fatto la sua stessa vita.
“Ora sembra che all’epoca fosse tutto facile, ma ci sono volute cinque finali per arrivare a quella medaglia – ha raccontato Gabriella Dorio – Credo che chi fa dello sport, cresce meglio”.
Anche se le Olimpiadi rappresentano un’esperienza incredibile per uno sportivo, c’è anche chi identifica altre gare come il ricordo più bello: a farlo intendere è Mauro Gallo, il quale ha ammesso che “il 100 stile più bello fatto è stato quello di un Campionato italiano”, con una vittoria arrivata dopo un periodo negativo che l’aveva coinvolto.
Riccardo Pittis ha invece mostrato come un altro sportivo possa rappresentare una sorta di “maestro sportivo”: “Il mio primo vero maestro è stato Renzo Bariviera, perché in quei due anni di allenamento è come se avessi fatto un master ad Harvard – ha spiegato – Ho avuto una carriera molto fortunata, ma non ho mai fatto le Olimpiadi ed è forse il mio rimpianto sportivo”.


Da parte sua, invece, Bariviera ha ricordato la figura di Dan Peterson e i tempi in cui iniziò la propria carriera, partendo dal campetto da basket di San Martino a Conegliano.
Alessandro Ballan ha riferito il periodo in cui diede il nome Azzurra alla figlia, una scelta seguita due mesi dopo dalla vittoria del Campionato del mondo.
Il ricordo delle Olimpiadi di Sarajevo è stato al centro del racconto di Andrea Meneghin, dove ha ottenuto “i maggiori risultati personali”.
Gioie ed esclusioni di squadra sono state confessate dagli sportivi. Racconti di vita che racchiudono anche dei consigli, come quello di Alessandra Patelli la quale, nella sua narrazione di vita (tra lo sport e gli studi di Medicina), ha evidenziato quanto sia importante avere un piano A e un piano B.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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