“Le mie origini mi hanno insegnato a camminare a piccoli passi”: Graziano Favero racconta “Il giorno in cui ho scelto”

“Quando mi guardo indietro, non vedo numeri o grafici. Vedo volti, strette di mano, pause caffè rubate durante trattative infinite. Vedo giovani diventare padri, donne conquistare ruoli prima negati, operai che mi insegnarono la dignità del silenzio”.

Sono le parole che più volte sono risuonate ieri sera in sala consiliare a Conegliano, durante la presentazione del volume “Il giorno in cui ho scelto”, pubblicato da Graziano Favero con Grafiche Battivelli e la curatela da parte del giornalista Letterio Scopelliti.

Un volume che ha ripercorso sia l’avventura personale e professionale di Favero (dal 1958 al 1998 direttore del personale in Zoppas, Zanussi ed Electrolux, attività seguita da un decennio da consulente per le aziende fino al 2010), ma anche i cambiamenti sociali e del mondo del lavoro a cui ha assistito nel tempo.

Presenti all’appuntamento il sindaco Fabio Chies, accompagnato da vari assessori e consiglieri comunali, Angela Buso, il presidente del Rotary Club di Conegliano (di cui lo stesso Favero è socio) Piero Bernardi con vari componenti del club, la presidente del Club Inner Wheel Conegliano-Vittorio Veneto Paola Fabrizio Piai con varie socie, una rappresentanza del Club Soroptimist Conegliano-Vittorio Veneto e del Rotaract Club Conegliano.

Oltre, naturalmente, alla famiglia dell’autore del volume, insieme ad amici e conoscenti. Volume il cui ricavato delle vendite verrà devoluto in beneficenza.

“Un’autobiografia non racconta un’intera vita, ma ne raccoglie alcuni tratti – è stata la premessa fatta da Scopelliti -. Questo è un libro frutto di conversazioni fatte a Refrontolo. Il racconto di una storia personale che testimonia una serie di cambiamenti sociali. La storia di un uomo che, da figlio di un operaio, diventa direttore del personale in azienda”.

Le mie origini mi hanno insegnato a camminare a piccoli passi – ha iniziato così il suo racconto Graziano Favero, residente a Conegliano, ma originario di Follina -. I miei genitori mi hanno sempre aiutato e non posso che essere loro riconoscente. La nostra non era una famiglia ricca, ma piena di dignità, dove non mancava nulla”.

L’avventura professionale di Graziano ebbe inizio verso l’età dei 16 anni, quando un giorno un’azienda si presentò a scuola, chiedendo se il giovane potesse iniziare a lavorare per quella realtà.

“Ricordo che mi portavo a casa il lavoro, cosa che mi consentiva di imparare meglio la professione – ha spiegato -. Il cambiamento più radicale che ho visto nel mondo del lavoro? Sicuramente quello del ruolo dei sindacati: lì ho imparato cosa significano le relazioni industriali. Anche durante il servizio militare fui indirizzato all’attività dell’organizzazione del personale”.

Graziano Favero ebbe modo di vivere da vicino i cambiamenti che coinvolsero tutto il mondo delle fabbriche, compresi gli anni di tensione e violenza portati dalle Brigate Rosse nel settore, con l’intensificarsi della loro presenza nelle fabbriche.

“Furono anni di violenza da me vissuti come tutti a quell’epoca – ha spiegato -. Io occupavo un ruolo che richiedeva un’assunzione di responsabilità”.

Non è mancato neppure il ricordo di quei colleghi e di quelle figure apicali che fecero la differenza nella sua formazione professionale.

“Nel 1975 venni trasferito a Pordenone, viste le dimissioni date dal direttore precedente: diciamo che ero al posto giusto, nel momento giusto – ha ammesso, senza nascondere un sorriso e, al contempo, dando un suo personale consiglio per entrare in un mondo professionale spesso difficile e insidioso -. Le persone devono entrare nel mondo del lavoro con umiltà e cercare di partecipare a tutte le occasioni di formazione. Personalmente sono sempre stato convinto che le macchine cambiano, mentre gli uomini restano“.

Favero ha inoltre speso delle parole per ricordare come il passare degli anni abbia consentito alle donne di “conquistare ruoli sociali prima negati”: “Hanno conquistato la possibilità di assumere dei ruoli di responsabilità” ha aggiunto.

Non è quindi mancato un riferimento alla prima Fiat 500, acquistata con i soldi guadagnati durante il servizio militare e usata per andare a trovare la futura moglie a Trento, dalla quale ha avuto due figli: “La mia famiglia ha avuto un ruolo importante nel sostenere la mia carriera” il commento di Favero.

Un pensiero lo ha quindi rivolto alle figure del nonno e del padre, entrambi lavoratori al Lanificio Paoletti di Follina e componenti della banda musicale aziendale. Citata più volte anche l’amatissima casa di Refrontolo, acquistata con l’arrivo della pensione, rifugio e luogo dove Favero si reca spesso per coltivare le sue molteplici passioni.

“La storia della società ha una grande importanza – ha osservato Favero -. Insegna ad assumersi delle responsabilità e ad avere fiducia nei propri mezzi. Non a tutti capita di avere un percorso come il mio: consiglio ai giovani di studiare fino a diplomarsi e a laurearsi, perché le opportunità ci sono e bisogna scegliere quelle giuste“.

(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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