LegalMente. La riforma del Diritto di famiglia compie mezzo secolo

Proseguono gli approfondimenti di Qdpnews.it su Leggi e Codici che regolano il nostro ordinamento, in collaborazione con gli avvocati Gabriele Traina e Alessandro Pierobon. Buona lettura.

L’avvocato Alessandro Pierobon

Quest’anno si celebrano i cinquant’anni dalla riforma del Diritto di famiglia.

La riforma del 1975 ha rappresentato una svolta epocale nell’ordinamento italiano, segnando il passaggio da una concezione patriarcale e autoritaria della famiglia a un modello fondato sull’uguaglianza tra i coniugi e sulla centralità della tutela dei figli. L’intervento legislativo ha avuto l’obiettivo di adeguare la disciplina familiare ai principi costituzionali, in particolare agli artt. 2, 3 e 29 della Costituzione, che sanciscono il rispetto della dignità della persona, l’uguaglianza e la pari dignità morale e giuridica dei coniugi.

La riforma è stata attuata con la L. 19 maggio 1975, n. 151, che ha profondamente modificato il Libro I del Codice civile e numerose altre disposizioni collegate. Tra le principali novità si segnalano:

  1. Uguaglianza tra i coniugi: è stato eliminato il principio della potestà maritale e della soggezione della moglie al marito, sancendo la piena parità tra i coniugi sia nei rapporti personali che patrimoniali (art. 29 Cost.; L. 19-05-1975, n. 151).
  2. Parità tra figli legittimi e naturali: la riforma ha riconosciuto ai figli nati fuori dal matrimonio diritti analoghi a quelli dei figli legittimi, pur mantenendo alcune differenze che saranno superate solo con la riforma della filiazione del 2012/2013 (art. 30 Cost.; L. 19-05-1975, n. 151; cfr. anche Corte cost., 21 dicembre 2016, n. 286).
  3. Regime patrimoniale della famiglia: è stato introdotto il regime della comunione legale dei beni come regime patrimoniale ordinario, superando la separazione dei beni e la dote (artt. 159 ss. c.c.; art. 166-bis c.c.; Corte cost., 24.1.1992, n. 18).
  4. Responsabilità genitoriale: la potestà sui figli è stata attribuita ad entrambi i genitori, superando la figura del “capofamiglia” e valorizzando la collaborazione paritaria nella cura, educazione e mantenimento dei figli (artt. 316 ss. c.c.; art. 30 Cost.).
  5. Autonomia e accordo tra i coniugi: la riforma ha valorizzato il principio dell’accordo come metodo di gestione della vita familiare, prevedendo l’intervento del giudice solo in caso di disaccordo (art. 145 c.c.; Corte cost., 1970, n. 133).
  6. Separazione e divorzio: pur non introducendo direttamente il divorzio (già previsto dalla L. 1 dicembre 1970, n. 898), la riforma ha armonizzato la disciplina della separazione personale, rafforzando la tutela dei figli e la parità tra i coniugi (L. 19-05-1975, n. 151; L. 1 dicembre 1970, n. 898).

Con la riforma del diritto di famiglia si è avviata una profonda trasformazione della disciplina delle relazioni familiari, che sino al 1975 erano regolate in buona parte dal Codice civile del 1942. Con l’entrata in vigore della Costituzione (1 gennaio 1948) si è posta al centro l’uguaglianza tra i coniugi, la tutela dei figli e la valorizzazione dell’autonomia familiare. Essa ha rappresentato un adeguamento necessario ai principi costituzionali e ha posto le basi per ulteriori evoluzioni legislative e giurisprudenziali, che hanno progressivamente ampliato la tutela dei diritti individuali e collettivi all’interno della famiglia.

(Autore: Avvocato Alessandro Pierobon)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata

Related Posts