Giorni di caldo molto intenso, notti “tropicali”, piogge non frequenti ma intense: è un inizio di estate non sempre semplice quello che stanno vivendo gli agricoltori del territorio. Anche sulle Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco si guarda a volte con apprensione al meteo. Il direttore del Consorzio di tutela Docg Diego Tomasi fa il punto della situazione, partendo da un confronto con la caldissima estate 2003.
“Negli ultimi vent’anni, il cambio climatico si è elevato durante il giorno, coinvolgendo anche le ore notturne non al di sotto di 20-22 gradi, e quindi “tropicali”. Confrontando l’annata in corso con gli ultimi trent’anni, i dati confermano che in questo giugno abbiamo temperature massime superiori di 3 gradi e temperature minime che sono superiori di 4 gradi rispetto alla media storica”.
Giugno ha avuto soli 40 mm di pioggia contro i 110-120 a cui eravamo abituati: tutto sommato non notiamo ancora dei veri e propri stati di sofferenza, lo potranno avere in fase di maturazione, quando l’escursione termica giorno-notte diventa determinante per la sintesi di sostanze aromatiche”.
“Credo sia interessante – prosegue Tomasi – anche far vedere da un punto di vista proprio pratico come il viticoltore può capire se il suo vigneto è in sofferenza o meno (vedi video ndr). Oltre all’ingiallimento della foglia o altri segnali, si guarda l’inclinazione del germoglio: un germoglio il cui apice è totalmente verticale è una pianta che inizia ad avere stati di sofferenza idrica. Quando comincia leggermente ad essere poco inclinato, è una pianta che sarà in uno stato di fabbisogno idrico tra pochissimi giorni. C’è poi il caso del germoglio di una pianta vecchia a forma di “pastorale del vescovo”, totalmente reclinato: questa è una vite che sta bene e che non ha assolutamente problemi idrici.
Un altro modo per capire come sta la vite è prendere nelle ore più calde della giornata una sua foglia e appoggiarla sul palmo della mano, ch’è il punto più sensibile che abbiamo nel corpo, sentendo nettamente la temperatura della foglia. La temperatura elevata vuol dire ancora una volta che la pianta è in condizione di sofferenza idrica, c’è poca acqua e quindi poca traspirazione con difficoltà a mantenere una temperatura adeguata della foglia.
Queste situazioni potrebbero essere sempre più frequenti e forse sempre più intense, e allora sostanza organica nel terreno per far sì che possa conservare meglio l’acqua, e portainnesti. Io credo – conclude Tomasi – che il migliore alleato che noi abbiamo per superare o mitigare il cambiamento climatico sia il suolo. Suoli con maggior sostanza organica, apparati radicali che vanno più in profondità e quindi anche un’attività microbiologica sono d’aiuto alla pianta per questi momenti”.
(Autrice: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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