Renato Mocellini fu uno degli atleti meno appariscenti della squadra italiana di bob che partecipò ai VII Giochi olimpici invernali del 1956.
Nato a Varna (Vahrn) in provincia di Bolzano il 2 aprile 1929, portava nello sport la solidità e la disciplina tipiche della vita di montagna.
Non cercava i riflettori, ma sapeva farsi trovare pronto quando contava davvero.
A Cortina d’Ampezzo conquistò la medaglia d’argento nel bob a quattro come componente dell’equipaggio Italia II, insieme a Eugenio Monti, Ulrico Girardi e Renzo Alverà.
La loro prova, chiusa in 5:12,10, valse un prestigioso secondo posto dietro alla Svizzera e rappresentò uno dei momenti più intensi di quei Giochi.
Mocellini proveniva da un ambiente in cui la montagna era parte integrante della vita quotidiana. La forza fisica e mentale che portò nel bob era coerente con un contesto che richiedeva resistenza, disciplina e abitudine alla fatica.
Negli anni ’50 il bob era uno sport molto diverso da quello odierno: slitte pesanti, piste da preparare manualmente, allenamenti ripetuti fino allo sfinimento.
Un impegno che valorizzava atleti come lui.
Il secondo posto ottenuto a Cortina fu vissuto come un trionfo per l’Italia. La gara fu combattuta e i distacchi ridotti.
Il contributo di Mocellini fu determinante per la fluidità della corsa e per il risultato finale, che divenne motivo di orgoglio per le comunità alpine e per il movimento sportivo nazionale.
Le testimonianze raccolte negli anni lo descrivono come una persona discreta, lontana dalle esagerazioni.
Non amava mettersi in mostra, ma quando parlava dell’esperienza olimpica mostrava ancora entusiasmo, come se quel 1956 fosse rimasto un momento sospeso nel tempo.
Renato Mocellini morì a Bressanone nel novembre 1985, lasciando un segno importante nella storia del bob italiano.
La sua figura rappresenta un’Italia fatta di lavoro silenzioso, di impegno quotidiano e di risultati costruiti senza clamore. Un campione vero, anche senza volerlo.
(Autore: redazione Qdpnews.it)
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