Cortina 1956 – Cortina 2026: a settant’anni di distanza, quando Manuela Angeli parla di Olimpiadi lo fa con lo stesso entusiasmo di quando, giovanissima, partecipò ai primi Giochi olimpici disputati in Italia, proprio nella sua Cortina.
La sua voce e i suoi ricordi tornano indietro nel tempo, fino a quella Cortina che, all’improvviso, diventò il centro del mondo sportivo. “Avevo sedici anni e tutto mi sembrava enorme – racconta – ma il ghiaccio no. Quello era familiare”.
È da lì che parte la sua storia: da una ragazza cresciuta tra le montagne ampezzane, con un paio di pattini ai piedi. La chiamata per partecipare ai Giochi arrivò quasi all’improvviso, a pochi giorni dall’inizio della manifestazione. Un’emozione che ancora oggi ricorda con grande lucidità.
“Ricordo soprattutto il mio entusiasmo nel poter partecipare. L’ho saputo pochi giorni prima, perché ero arrivata seconda ai campionati italiani di pattinaggio. Per me è stata qualcosa di assolutamente meraviglioso”, racconta da Casa Veneto, dove nel pomeriggio di ieri è stato presentato il libro “Le donne di Cortina 1956” di Antonella Stelitano e Adriana Balzarini.
Per una sedicenne, ritrovarsi catapultata dentro l’atmosfera olimpica fu qualcosa di difficile persino da spiegare. Cortina non era più soltanto la sua casa, ma un palcoscenico internazionale. “Respirare l’atmosfera olimpica, soprattutto qui in casa, era qualcosa di veramente eccezionale, di unico”, ricorda.
Il momento più intenso resta quello dell’ingresso in pista. Il pubblico, il silenzio improvviso prima della musica, la sensazione che tutto stesse per accadere proprio lì, su quel ghiaccio che aveva imparato a conoscere fin da bambina. “Sentivo il rumore del pubblico come un’onda. Non era paura, era rispetto. Come se il ghiaccio mi stesse dicendo: fai quello che sai fare”.
La sua esibizione non portò una medaglia, ma lasciò comunque un segno. Non tanto nelle classifiche quanto nella memoria di chi vide quella giovane atleta scivolare con eleganza sulla pista olimpica.
Oggi, mentre Cortina rivive nuovamente l’emozione dei Giochi, Manuela Angeli guarda agli atleti di oggi con uno sguardo che mescola riconoscimento e affetto.
“Ho guardato gli atleti e ho l’impressione che provino esattamente quello che provavo io allora, anche se tutto il resto è cambiato. Hanno lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di riuscire, la stessa perseveranza e lo stesso coraggio”.
Il Veneto del dopoguerra non era certo una terra di pattinaggio artistico. Eppure, anche grazie a lei, quel ghiaccio olimpico ebbe il volto di una ragazza di Cortina, giovane e determinata.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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