È chiamato da tutti l’uomo delle emergenze della Regione Veneto: per trent’anni alla guida del Suem di Treviso, poi il passaggio al 118 di Venezia e ora, in contemporanea, l’incarico di Regional Medical Care Manager per le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Tradotto: il dottor Paolo Rosi è il responsabile delle emergenze durante i Giochi nel territorio Veneto, sia per quanto riguarda gli atleti in gara sia per i moltissimi tifosi presenti in città.
Non solo il salvataggio in mondovisione di Lindsey Vonn, ma anche quello di un bobbista lettone “che rischiava di rimanere paraplegico”: Rosi e il suo staff hanno gestito in maniera impeccabile i momenti concitati che seguono la caduta o l’infortunio di un atleta.
Dottore, avete fatto fino ad ora tanti interventi?
“Non moltissimi, in realtà. È chiaro che non si tratta di interventi facilissimi, perché l’ambiente è piuttosto complesso, anche al di là delle piste. La pista di sci, ad esempio, richiede competenze tecniche molto elevate sia per sciare sia per soccorrere. Anche sulla pista da bob ci sono delle criticità. Detto questo, numericamente gli interventi non sono stati molti”.
Lindsey Vonn: com’è andata dal punto di vista del salvataggio sulla pista e delle tempistiche?
“Guardi, glielo dico usando le parole del Comitato Olimpico Internazionale, che ha giudicato l’intervento eccellente per tempi e modalità. Credo quindi che il loro giudizio sia più che sufficiente”.
Ci può descrivere come è andata?
“Il primo team è arrivato immediatamente sul posto nel giro di mezzo minuto o poco più. Successivamente sono state raggiunte le altre squadre. Si tratta di team composti da medici, infermieri e agenti delle Forze dell’Ordine, tutti esperti sul tracciato di gara. Sul posto viene effettuata la valutazione e tutto ciò che è indispensabile per rimuovere il prima possibile l’atleta da una condizione ostile, che è quella di restare distesi al freddo sulla neve. In questo caso è stato utilizzato l’elicottero, come previsto.
L’elicottero ha portato l’atleta alla medical station, dove è stata effettuata una valutazione insieme al medico della squadra: è una regola che ci siamo dati, sugli atleti si interviene sempre in accordo con il medico di riferimento. Ovviamente, se sono necessarie manovre salva-vita, non si attende, ma in generale lavoriamo in sinergia con i medici delle federazioni per garantire il miglior trattamento possibile.
Da lì l’atleta viene trasferita al Policlinico Olimpico, che è l’ospedale Codivilla di Cortina, dove disponiamo di una diagnostica completa: radiologia convenzionale, TAC, risonanza magnetica, esami di laboratorio. Se necessario, abbiamo poi gli ospedali di riferimento di Belluno e Treviso, che sono ospedali olimpici”.
Oltre alla Vonn, avete soccorso anche altri atleti?
“Sì, un bobbista lettone con una lesione potenzialmente grave e invalidante che, per fortuna, è stato trattato in tempo. È già stato dimesso dall’ospedale di Treviso dopo un intervento chirurgico molto complesso ed è tornato qui a Cortina per ricongiungersi con i suoi colleghi”.
Farà lo spettatore adesso?
“Credo di sì”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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