Alle Paralimpiadi, così come in tutti gli sport a cui partecipano atleti con disabilità, prima ancora delle gare e delle medaglie, c’è un passaggio fondamentale che garantisce l’equità sportiva: la classificazione degli atleti. Un sistema complesso che permette a persone con disabilità molto diverse tra loro di competere in modo equilibrato, basandosi sulle capacità funzionali residue.
In molti, seguendo le gare di Milano-Cortina 2026, si sono chiesti come avvenga questa suddivisione e quali siano i criteri utilizzati. Dietro questo lavoro c’è anche il contributo della Difesa che può vantare l’unico classificatore internazionale italiano. È il Colonnello medico fisiatra Tommaso Sciarra, responsabile dell’UAS (Unità Operativa Semplice) di Fisiatria del Policlinico Militare di Roma “Celio”, che ai microfoni di Qdpnews.it ha raccontato come avviene questo importante processo di valutazione.
Prima di queste Paralimpiadi Sciarra ha valutato alcuni presenti ai Giochi – ad eccezione degli italiani, per evitare qualsiasi possibile conflitto di interessi – assegnando loro le classi funzionali in cui poi stanno gareggiando. Un processo delicato che richiede competenze mediche, osservazione sul campo e una profonda conoscenza delle discipline sportive.
Colonnello, il suo è un ruolo molto importante: di che cosa si tratta?
“La Difesa è impegnata nelle valutazioni delle atlete e degli atleti paralimpici per dare a tutti l’opportunità di partecipare anche ad attività competitive, in questo caso negli sport invernali, fornendo a ciascuno la massima possibilità e riducendo l’impatto delle disabilità. La classificazione internazionale è il processo che permette di valutare gli atleti in base alle loro abilità residue e di accorparli in categorie o classi, a seconda dell’attività sportiva che svolgono, in modo che tutti possano partecipare in maniera equa, con abilità funzionali comparabili. Esiste quindi un team sanitario, principalmente medici fisiatri e fisioterapisti, che si occupa di valutare, in ambito FIS – la Federazione Internazionale di Sci – questi atleti durante il circuito di Coppa Europa, Coppa del Mondo, e anche prima delle Paralimpiadi”.
Quali criteri vengono utilizzati?
“I criteri sono principalmente clinici. Esiste una prima fase in cui l’atleta viene valutato all’interno dell’ambulatorio, che si trova sui campi di gara o nelle sedi predisposte, e poi una fase di osservazione sulle piste. In questo modo si possono valutare anche le capacità tecniche e verificare eventuali discrepanze tra la parte clinica e la performance durante l’attività sportiva”.
Quando dice che dovete controllare e misurare, può fare un esempio pratico? Se arriva un atleta in carrozzina?
“Innanzitutto cerchiamo di valutare il tipo di disabilità. Ad esempio, a parità di atleti seduti, esistono delle differenze: atleti con amputazione di arto inferiore possono decidere se sciare in piedi o seduti, mentre ci sono atleti che sono permanentemente costretti a sciare da seduti come i mielolesi. In quest’ultimo caso il controllo del tronco e degli arti non è equiparabile a quello agli atleti amputati e sarà necessario allocare gli atleti in classi diverse per poter garantire a entrambi le stesse chances”.
Poi assegnate dei punteggi?
“Durante la valutazione clinica si utilizzano delle misure specifiche per disabilità utili alla individuazione della giusta classe. Esiste poi un fattore di correzione (il factor system) delle singole discipline invernali (slalom gigante, speciale, combinata) durante le gare, dettato dal regolamento FIS, che è direttamente proporzionale alla disabilità. L’IPC, l’International Paralympic Committee, individua come impairment funzionali le seguenti categorie: deficit articolare, deficit di forza muscolare, atassia ed atetosi, spasticità, bassa statura, differenti lunghezze degli arti, perdita di arto e disabilità intellettive relazionali. Gli atleti che sono affetti da questi deficit funzionali possono essere sottoposti a processo di classificazione e al successivo ricollocamento in classi funzionalmente omogenee, ferma restando l’unicità delle disabilità di ogni singola persona”.
E per quanto riguarda le persone cieche o ipovedenti, esiste una percentuale di vista minima?
“Sì, analogamente al phisycal impairment esistono dei minimi criteri di inclusione per poter essere considerati eleggibili. Esistono infatti delle classi che vengono assegnate: in questo momento sono quattro. Anche per gli atleti ipovedenti o ciechi totali esiste una commissione medica, composta principalmente da oftalmologi, che analizza le capacità visive residue. Si cerca quindi di individuare dei range di funzionalità entro cui inserire questi atleti nelle stesse classi, secondo i regolamenti FIS. Negli sport invernali, soprattutto nelle discipline più veloci dove il tempo è determinante, ci sono anche dei fattori di correzione. Questi coefficienti sono legati alla classe di disabilità dell’atleta e sono direttamente proporzionali alla gravità della disabilità: servono a rendere il risultato comparabile con quello di atleti appartenenti a classi diverse”.
Può succedere che un atleta non possa gareggiare?
“Sì. Nel momento in cui un atleta viene sottoposto a una visita di classificazione potrebbe non soddisfare i minimi requisiti previsti dal regolamento FIS per poter essere considerato eleggibile a partecipare. L’atleta viene comunque sempre preliminarmente informato sul regolamento della disciplina sportiva e sottoscrive un codice etico, nel quale si impegna a rispettare le regole della Federazione Internazionale di Sci e dell’IPC. Questo non significa che un atleta non abbia una disabilità, ma che quella specifica condizione potrebbe non rientrare tra quelle previste dall’IPC. Tra i motivi c’è anche la sicurezza individuale. In alcune discipline, per esempio lo snowboard, inserire un atleta ipovedente risulterebbe troppo rischioso. Per questo motivo gli ipovedenti nello snowboard non sono considerati tecnicamente eleggibili. Esistono quindi anche parametri legati alla sicurezza dell’attività sportiva che devono essere garantiti per ogni singola persona”.
(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata








