Paralimpiadi. Dal Veneto all’Olimpo di Parigi (e non solo), Antonio Fantin: “Lo sport è un impulso”

Antonio Fantin

Sette medaglie paralimpiche, l’ultima conquistata ai Giochi di Parigi 2024, tredici titoli mondiali e oltre 20 vittorie ai campionati italiani. Antonio Fantin, originario di Bibione – “sono nato a Latisana perché da noi non c’è l’ospedale”, scherza – è uno degli atleti che hanno scritto pagine importanti del nuoto paralimpico italiano.

In vasca ha raggiunto risultati di altissimo livello internazionale, arrivando fino al titolo di campione paralimpico e portando l’Italia più volte sul podio dei Giochi. Un percorso costruito con determinazione e costanza, che lo ha reso uno dei protagonisti del movimento paralimpico azzurro e un punto di riferimento per molti giovani atleti che si avvicinano allo sport.

Oggi, mentre Cortina torna al centro della scena sportiva mondiale con le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, Fantin osserva le gare con lo sguardo di chi quell’emozione l’ha già vissuta in prima persona. L’atmosfera dei Giochi, racconta, è qualcosa di unico, ancora più speciale quando la manifestazione si svolge nel proprio Paese.

Dopo le medaglie e i successi degli scorsi Giochi olimpici, oggi qui a Cortina e a Casa Veneto, che cosa significa per un atleta vivere un’Olimpiade, per di più “in casa”?

“Un’Olimpiade è speciale, in casa credo ancora di più. Devo dire che, ridendo, invidio molto i miei colleghi e amici per quest’Olimpiade in casa, perché significa prima di tutto vivere il calore delle persone che ti hanno visto crescere, che ti hanno accompagnato e custodito anche nel percorso che ti ha portato fino alla Paralimpiade e all’Olimpiade. E oggi davanti a loro mettersi in gioco, mettersi alla prova e sognare con loro. Quindi un grandissimo in bocca al lupo a tutti. Penso a René (de Silvestro ndr) di San Vito, che proprio durante l’intervista vinceva la medaglia d’argento nello sci, ma anche a tutti gli altri nostri compagni italiani impegnati in questi giorni qui a Milano-Cortina”.

Si può dire che lo sport ti abbia salvato. Cosa ha significato, e quanto è importante che soprattutto i giovani inizino a fare sport?

“Lo sport prima di tutto è un impulso, qualcosa che ti permette di crescere sotto tanti punti di vista. Solo alla fine arriva l’obiettivo sportivo concreto, che sia un’Olimpiade o altro. Prima di tutto, da un punto di vista umano, ti dà la possibilità di interfacciarti con gli altri, di immergerti nelle relazioni, vivere con loro in simbiosi e crescere insieme. E capire quanto sia importante il valore della squadra anche e soprattutto in uno sport individuale. Penso al mio, ma anche a tanti sport invernali individuali che in realtà vivono grazie alla squadra, grazie al team e al lavoro di gruppo”.

Quanto sono importanti le Paralimpiadi per rendere la società sempre più inclusiva?

“Le Paralimpiadi da questo punto di vista lanciano un messaggio culturale molto forte. Credo che sia un modo per normalizzare – uso questo termine perché per me significa eliminare i filtri. Passare dal guardare un ragazzo in carrozzina o un atleta paralimpico al guardarlo per la sua prestazione, per la sua performance. Questo è un grandissimo salto culturale e valoriale e le Paralimpiadi ce lo trasmettono. Alla fine celebriamo il risultato, celebriamo la prestazione, celebriamo la persona e ci dimentichiamo dell’ausilio, della carrozzina o della condizione che vive quella persona. Ed è un messaggio che poi inevitabilmente ci portiamo dietro anche nella quotidianità”.

(Autore: Simone Masetto)
(Foto e video: Simone Masetto)
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