“La consapevolezza dell’unicità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG nelle scelte di oggi e per il domani”

L’autorevolezza dei relatori e l’importanza del tema trattato hanno catalizzato ieri a Farra di Soligo l’interesse degli addetti ai lavori e della stampa specializzata a livello nazionale. Successo di partecipazione superiore alle aspettative e dunque piena soddisfazione per gli organizzatori: “L’obiettivo – ha riferito il coordinatore del Comitato Conegliano e Valdobbiadene Maurizio Favrel – era avviare un confronto serio su un patrimonio enologico che è l’emblema del territorio e un dialogo costruttivo sul futuro della Denominazione Conegliano Valdobbiadene DOCG. Credo che ci siamo riusciti”.

L’Auditorium Santo Stefano non è riuscito a contenere (in foto) l’affluenza del pubblico e di amministratori locali e regionali. Presenti anche i presidenti del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG Franco Adami e del Consorzio di Tutela Asolo e Montello, Michele Noal, nonché il senatore Luca De Carlo, membro della IX Commissione permanente Industria, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare, in collegamento da Roma.

l lavori del convegno, dal titolo “La consapevolezza dell’unicità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG nelle scelte di oggi e per il domani”, sono stati aperti dall’avvocato Stefano Dindo, esperto di diritto commerciale e vitivinicolo, che ha preso le mosse dalla definizione di denominazione d’origine: “Certifica la rilevanza della connessione tra un certo prodotto ed un certo territorio; certifica che quel vino merita di essere protetto sul presupposto che le sue qualità e caratteristiche sono proprie di quel territorio. Per legge la denominazione di origine non è né di proprietà dello Stato, né del Consorzio che la gestisce, bensì di tutta la collettività cui sono riferibili i fattori umani che hanno concorso a renderne possibile il riconoscimento. È importante comprendere che il sistema si regge sul presupposto essenziale che sia vero che ciascuna denominazione si distingua dalle altre, perché la qualità del vino che proviene dal territorio di riferimento di una certa denominazione, ha caratteristiche uniche”.

E per quanto riguarda il Prosecco? “Esistono tre denominazioni che contengono il nome Prosecco ed è innegabile che il nome Prosecco ha acquisito nel mondo una capacità di penetrazione enorme. Pertanto, credo che possa e debba perseguirsi l’obiettivo di collaborare tra denominazioni affinché vi sia, per quanto possibile, un’azione coordinata e sinergica alla condizione, però, che resti preservata l’esigenza di presentare con chiarezza che le denominazioni sono tre, sono autonome e che ciascuna ha le sue caratteristiche univoche idonee, tra l’altro, ad esempio, a giustificare una differenziazione nei prezzi di vendita. Ed anzi si può aggiungere che proprio giocando sulla differenza si possono ottenere ottimi risultati, come insegnano le dottrine economiche in materia di prodotti agroalimentari”. Come agire allora? “Con il dialogo, tenendo conto che i Consorzi sono delle piattaforme previste dalla legislazione comunitaria e nazionale per favorire il confronto interprofessionale; ricordiamo però che gestiscono un bene immateriale, che si chiama Denominazione d’Origine, che è proprietà di tutti”.

Il professor Franco Carlo Guzzi, docente all’Università degli Studi di Milano, ha focalizzato il suo intervento sui valori distintivi “che hanno reso il Conegliano Valdobbiadene il precursore e l’origine del successo di tutta la famiglia del Prosecco. I valori unicizzanti vanno dalle caratteristiche naturali e climatiche al luogo di origine, il vero collante di una comunità che ha saputo tramandare e affinare i saperi, all’interno di una storia fatta di luoghi, ma soprattutto di persone (circa 3.500 famiglie e 12 mila addetti, tra i quali sono prevalenti giovani e donne, che operano in 450 cantine aziendali e 180 case spumantistiche). È da questa storia che ha preso forza l’orgoglio delle radici a cui appartiene Conegliano Valdobbiadene (in particolare quella impegnata nella viticoltura eroica), che ha consolidato la tradizione secolare e culla della cultura enologica presente da centinaia d’anni in questi territori, rappresentata dall’invenzione del Metodo Martinotti e dalla presenza della prima Scuola Enologica d’Italia.

Con una battuta potremmo dire che alcune discussioni e proposte di modifica che circolano da qualche tempo sembrano avere come scopo solo quello di “spianare le Colline” del Conegliano Valdobbiadene DOCG, ovvero di far togliere gli elementi distintivi che rendono unico questo vino.  Il rischio di un’operazione del genere è di appiattire le varie Denominazioni in un unico informe agglomerato, e questo sarebbe a oggettivo discapito per tutte e tre le componenti. Il punto chiave è dare Valore Distintivo e Unico al prodotto perché il suo Valore, anche economico, sia riconosciuto dal consumatore finale. Queste sinergie si sintetizzano come l’importanza della coopetition: ovvero la combinazione delle parole “cooperazione” e “competizione”; cooperazione nell’agire insieme per proteggere, sviluppare e non danneggiare il proprio mercato di riferimento (in questo caso tutto il Sistema Prosecco) e competizione commerciale tra le distinzioni delle Denominazioni, così come tra le singole Marche e Cantine. Una competizione che avviene in un mercato che è diventato sempre più grande e meglio difeso proprio quando c’è stata l’attiva cooperazione tra i protagonisti. Dividersi e contrapporsi al proprio interno rende il mercato più vulnerabile perché meno presidiato ed è così che si consente ai “miopi” o agli “antagonisti” di cercare progressivamente di indebolire i Valori Unicizzanti e Distintivi dell’altro credendo così di far emergere la propria parte ma, in realtà, danneggiando tutti, incluso se stessi”.

Infine Umberto Marchiori, agronomo, enologo e presidente di Uva Sapiens, dopo un excursus storico ha ristretto il focus sul Conegliano Valdobbiadene DOCG e sulle prospettive tecniche di sviluppo: “Le Persone che operano nel Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG devono condividere sempre più esperienze e competenze perché le sfide future si giocano su scala globale e non locale. Non è più possibile applicare un modello di crescita in volume per sostanziale saturazione delle superfici atte e rese produttive non significativamente ampliabili. Produrre Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG negli anni a venire, e progredire nel produrlo e venderlo sempre meglio, in maniera sempre più sostenibile ed autentica, sarà sempre più costoso. Se per il mercato di massa le produzioni standardizzate funzionano, per il mercato dei fine wines l’omologazione non rappresenta necessariamente un vantaggio. Oltretutto quando l’innovazione tecnologica che ha partecipato alla caratterizzazione del prodotto non è più un elemento esclusivo e distintivo.

Esiste dunque la necessità di un ragionato rinnovamento, perché enfatizzare delle caratteristiche locali come tipiche, uniche e stabili nel tempo rischia di cadere nella retorica se non si aggiornano le potenzialità al contesto e alle tendenze, in una situazione normativa articolata che dovrà anch’essa essere oggetto di sviluppi semplificativi. Aspetti viticoli, di vendemmia, di vinificazione, di chiarifica dei mosti, di microbiologia, di zuccheri, di tecnica spumantistica sono solo alcuni degli argomenti su cui riflettere e migliorare sempre più perseguendo gli obiettivi di valorizzazione territoriale, varietale e distintività stilistica necessari a proiettare nel futuro le colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. Questo percorso di sviluppo dovrà essere organico ed integrato anche nell’impianto certificativo al fine di progredire tutti assieme, accogliendo le differenti interpretazioni stilistiche come accade nelle Denominazioni a più alto valore aggiunto, non solo nazionali. Se tutti si adopereranno per il bene della Denominazione, la Denominazione farà stare bene tutti”.

(Autore: Redazione di Qdpnews.it)
(Foto: Adriana Rasera)
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