Cavaso, ieri la presentazione del libro sugli atti eroici degli Artiglieri tra Tomba e Monfenera nel 1917. Gli autori: “Una ricerca per fare memoria”

Si è svolta ieri, sabato 12 marzo, nella sala delle assemblee in municipio a Cavaso del Tomba, la presentazione del libro “Cuori d’acciaio. L’epopea degli artiglieri nella battaglia d’arresto tra il monte Tomba e il Monfenera – novembre 1917”. Un libro scritto da Maria Grazia Spoladore e Franco De Biasi.

La pubblicazione, edita da Grafiche De Bastiani di Vittorio Veneto, ha ottenuto il patrocinio dell’Associazione nazionale artiglieri d’Italia e il sostegno del Ministero della Difesa.

Tra le autorità erano presenti il sindaco Gino Rugolo e il presidente nazionale dell’associazione Artiglieri, il generale Pierluigi Genta, arrivato per l’occasione da Roma. Numerose sono intervenute ad assistere anche le delegazioni degli Artiglieri, giunti da tutte le province del Veneto nella sala gremita di appassionati di storia locale.

Il libro ricompone la prima fase della Battaglia d’arresto della Grande Guerra attraverso le memorie degli Artiglieri e dei reparti impiegati in quell’estremo settore orientale del Monte Grappa a ridosso del Piave, dove si accanì l’offensiva austro-tedesca nel tentativo di travolgere la difesa italiana della nuova linea di resistenza.

È noto che l’artiglieria, presente ovunque, è sempre stata relegata ai margini della grande storiografia bellica, pur essendo indispensabile e mai come in quei giorni risolutrice – affermano gli autori -. Presero parte allo scontro molte batterie dei piccoli calibri divisionali: da campagna, montagna, someggiate e posizione. A queste si affiancarono le batterie dei Raggruppamenti d’Assedio dei medi e grossi calibri”.

Il libro è una sorta di diario dal 1° al 30 novembre 1917. Comprende infatti la trascrizione integrale dei Diari storici militari consultati presso l’Archivio dell’Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito a Roma, riguardanti i principali reparti e comandi d’artiglieria impiegati nella battaglia. La narrazione è integrata attraverso gli episodi più salienti di ogni singola giornata.

“Ricchissimo di documenti – continuano – con oltre un centinaio d’immagini d’epoca, molte delle quali inedite e provenienti dalla raccolta di Tonino Fuser di Valdobbiadene. Seguono le biografie dei comandanti più carismatici e un nutrito elenco di artiglieri decorati al Valore Militare, oltre cento, provenienti da tutte le regioni d’Italia, per accompagnare il lettore alla riscoperta dei propri conterranei che si distinsero in quelle terribili giornate di fuoco”.

Innumerevoli sono gli episodi raccontati nelle pagine del volume: dal meccanico d’artiglieria che s’improvvisa servente per sostituire i feriti, l’artigliere che soccorre e salva i fanti rimasti sepolti in una trincea franata, l’ufficiale d’artiglieria che guida un manipolo di genieri per dodici giorni e dodici notti consecutive, senza un attimo di riposo per recuperare dalla stazione ferroviaria di Pederobba e trasportare sulle balze dei monti dei perforatori. Osservatori e telefonisti che incuranti del fuoco nemico riparano le linee telefoniche. Serventi che combattono come fanti con moschetti e pistole per difendere e riconquistare i pezzi perduti.

Artiglieri delle batterie d’assedio, anneriti dai fumi e intontiti dagli scoppi, proseguono per ore e ore il fuoco accelerato, sfidando la tenuta delle bocche da fuoco per eseguire dei tremendi concentramenti sulle linee nemiche. Ufficiali carismatici che fanno riparare i serventi e continuano da soli il fuoco al pezzo, sfidando il concentramento
nemico.

Un libro che offre sicuramente anche agli abitanti dei paesi della pedemontana del Grappa, della conca di Quero e Alano di Piave, come di Segusino, Vidor e di tutto il Valdobbiadenese, nuove rivelazioni su quei drammatici eventi finora pressoché sconosciuti nei libri di storia.

È un volume che deve servire prima di tutto per fare esercizio di memoria – concludono gli autori – e per riflettere su quanto siano terribili le analogie tra il nostro passato e le vicende attuali che ogni giorno giungono dall’Ucraina, quando i profughi erano i nostri nonni o bisnonni“.


(Foto: per gentile concessione di Franco De Biasi).
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