Si è svolta ieri venerdì, all’auditorium “Jean Antiga” di Miane, la presentazione alla stampa dei lavori di restauro alla chiesetta di Sant’Antonio Abate, su invito di Giulia Bortolini, presidente dell’Aps Comitato festeggiamenti Sant’Antonio di Vergoman, località in cui sorge la chiesetta.
Situata nel cuore della zona collinare settentrionale della Marca, iscritta nella lista del patrimonio Unesco nel 2019, la chiesa ha un’antica storia testimoniata anche dal rinvenimento, avvenuto fortuitamente nel corso di interventi di manutenzione dell’edificio nel 2010, di lacerti di affresco riconducibili al XV secolo.
Grazie al recente finanziamento straordinario di quasi 150 mila euro concesso dal Ministero della cultura lo scorso maggio, finalmente terminerà il restauro dell’antica chiesa.
Restauro. che da sempre rappresenta per l’intera comunità un bene prezioso e un punto di riferimento fortemente identitario.
Per illustrare il completamento della struttura sono intervenuti Luigi La Rocca, Capo Dipartimento per la Tutela del Patrimonio culturale, Angela Colmellere, consigliere del Ministro della Giustizia e del Ministro dell’Istruzione e del Merito, don Mirco Miotto, incaricato vescovile per l’Arte Sacra e Beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Vittorio Veneto, don Andrea Dal Cin parroco di Miane, Vincenzo Tinè, sovrintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, Fabrizio Magani, Direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministro della Cultura, Roberto Marti, presidente della settima Commissione permanente del Senato, Monica Pregnolato ed Elisa Mantovani della Sovrintendenza di Venezia.


“Dopo il recupero degli esterni, che ebbe luogo in diverse fasi a partire dal 2015 – è stato detto in sede di presentazione – s’impone oggi l’urgente necessità di procedere ad un completamento degli interventi, per restituire un coerente assetto degli intonaci interni, mettendo in luce, mediante un opportuno restauro, il palinsesto che caratterizza la secolare evoluzione del complesso. L’intervento di restauro delle superfici parietali interne e degli arredi lignei mira alla restituzione di un’unitarietà decorativa che oggi si presenta in modo incompleto e disomogeneo, portando all’attenzione dei fedeli e della comunità scientifica quanto rimane di un ciclo pittorico di notevole interesse, di fatto ancora inedito per gli studi”.


“Mi sono sentita in dovere di dare e di garantire la mia parola per provare a fare il possibile per cercare finanziamenti, risorse che potessero realizzare completamente i lavori che erano rimasti appunto incompleti – ha detto Colmellere -. È stato un percorso non sempre in discesa, però bisogna saper crederci e non mollare, avere la forza di non arrendersi”.
Anche Tinè ha evidenziato l’importanza e il valore storico della chiesetta nel territorio delle Colline: una chiesa che rimane un segno di fede e cultura nel territorio.
(Autore: Mihaela Condurache)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
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