“Aiutare era il caposaldo del tuo animo sensibile”: chiesa gremita per l’addio all’agente scelta Broda

Il verbo aiutare era un caposaldo del tuo animo sensibile“. Un passaggio semplice ma significativo per spiegare chi era lei e quanto le volessero bene, oltre ai suoi familiari, anche amici e soprattutto colleghi.

E’ quello letto dal comandante della Polizia locale di Montebelluna, Paolo Scarpa, sul finire della cerimonia funebre che si è tenuta oggi pomeriggio, giovedì, in una chiesa arcipretale di Caerano di San Marco gremita, per dare l’ultimo saluto ad Annamaria Broda, stimata vigilessa, scomparsa a soli 43 anni per un malore davanti casa.

In tanti si sono stretti ai familiari dell’agente scelto della Locale di Montebelluna, mamma di due figli, apprezzata catechista: c’erano appunto i colleghi di Montebelluna, con il sindaco Adalberto Bordin, ma anche quelli di altri comandi della provincia, incluso Patrich Antonello, comandante del corpo di Treviso.

E poi la sindaca di Caerano, Francesca Altin, i vertici di Carabinieri, Guardia di Finanza e Protezione civile, con tanti volontari. E quel gonfalone del Comune di Montebelluna, listato a lutto. E ancora i bambini del catechismo, i suoi bimbi, che hanno portato una rosa ai piedi del feretro, prima dell’inizio della cerimonia.

“Grazie per averci raccolti tutti qui nella fede – le parole del parroco di Caerano, don Paolo Marconato, durante l’omelia -. Oggi qui ci lasciamo guidare dalla memoria di Annamaria, per come tanti l’abbiamo conosciuta: il suo entusiasmo, la sua voglia di vivere, la sua intraprendenza, la sua voglia di fare, la sua fede, il suo desiderio di essere sempre all’altezza della situazione. Un annuncio, quello della sua improvvisa scomparsa, che ci ha sconvolti tutti: la sua famiglia innanzitutto, ma anche noi che abbiamo condiviso un tratto di strada con lei, per motivi di lavoro, di scuola, di catechismo…la celebrazione domenicale della Messa, lo sport, la vita quotidiana, l’amicizia”.

“Come è potuto accadere proprio in queste circostanze, sulle porte di casa dopo una mattinata di controlli medici, in solitudine per una persona che era sempre pronta quando c’era qualcosa da fare? – si è domandato il sacerdote -. Così grave, improvviso, nonostante i piccoli avvertimenti, che ci ha trovati impotenti”.

Poi, verso la fine della cerimonia funebre, è toccato a Paolo Scarpa, comandante della Polizia locale di Montebelluna, ricordare Annamaria, “suo” agente scelto: “Stavolta è arrivata quella notizia che non vorremmo mai sentire – la lettera d’addio letta in chiesa – Ci hai lasciato tutti senza parole, ci aspettavamo di vederti entrare in ufficio, con il tuo carico di energie, chiedendo come mai il tuo collega di pattuglia non era ancora pronto in auto per iniziare il turno di servizio. Ma la vita è anche un dolore che va accettato insieme a quello che arriverà giorno dopo giorno”.

Sei sempre stata disponibile con tutti noi per qualsiasi evenienza, professionale nel lavoro ma altrettanto pronta a ridere e scherzare in compagnia. Eri sempre la prima ad uscire in pattuglia e l’ultima a rientrare, sempre pronta ad aiutare i colleghi in qualsiasi situazione critica. La passione per il nostro lavoro era la tua caratteristica principale. Tornavi dal giorno di riposo o dalle ferie e subito ci chiedevi: ‘Ehi, allora com’è andato il lavoro? Avete fatto dei bei interventi?’. Il verbo aiutare era un caposaldo del tuo animo sensibile e vi è sempre tempo per chi era in difficoltà o per chi stava attraversando momenti personali difficili, anche solo con delle parole di conforto. Noi ce ne accorgevamo in pattuglia, a piedi, quando le persone e i bambini ti riconoscevano, ti salutavano e ti lasciavi andare con il tuo sorriso e la tua risata cristallina. Adesso che sei arrivata lassù tutti noi colleghi, amici, scalderemo il nostro cuore con i ricordi belli che ci hai lasciato, sapendo che ci procederai per sempre. Buon viaggio, agente scelto Broda. Ciao, Annamaria, rimarrai sempre con noi. Ti vogliamo bene”.

Poi, dopo la preghiera del Vigile, l’uscita del feretro, che prima di essere scortato al cimitero dai colleghi in moto, è stato asperso anche fuori dalla chiesa da amici e parenti, secondo un’usanza tipicamente trentina e della Val di Fassa in particolare.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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