Con “Visioni Urbane” il centro diventa un museo a cielo aperto: “Omaggio a Toni Benetton”

Tra le pieghe del paesaggio urbano, nel rumore quotidiano del traffico e nel passo distratto dei passanti, quattro sculture di Toni Benetton si fanno presenza silenziosa e magnetica, inserendosi con forza e misura nello spazio cittadino.

Inaugurata ieri sera, martedì, la nuova edizione di “Visioni Urbane, l’arte incontra le persone”, il progetto culturale che trasforma il centro di Montebelluna in una galleria a cielo aperto. L’evento si è svolto in
Corso Mazzini, nell’area pedonalizzata di fronte al Municipio, alla presenza del sindaco, Adalberto Bordin, dell’assessore Debora Varaschin, del responsabile Confcommercio delegazione di Montebelluna, Christian Brugnaro, dei familiari di Benetton e di molti altri amministratori del territorio.

“Quest’anno rendiamo omaggio all’artista Toni Benetton, protagonista della mostra 2025 – le parole del sindaco Bordin – Il progetto continua nella sua missione di portare l’arte fuori dagli spazi convenzionali, invadendo le piazze, le strade e i negozi di Montebelluna con installazioni, opere e percorsi visivi pensati per valorizzare il centro storico e stimolare l’incontro tra cittadini, visitatori e arte contemporanea”.

Quelle esposte non sono solo opere: sono visioni che dialogano con il contesto, lo interrogano, lo riscrivono. L’acciaio si piega in forme che sembrano vive, evocando il gesto del fabbro e la visione del poeta. Ogni installazione apre uno squarcio nel ritmo familiare della città, obbligando l’occhio a rallentare, il pensiero a soffermarsi.

Questa mostra diffusa, pensata per l’anno in corso, è un invito a guardare la città con occhi nuovi: a scoprire la bellezza che emerge dall’incontro tra materia e spazio, tra memoria e movimento. Toni Benetton, con il suo linguaggio scultoreo essenziale e potente, restituisce alla città il valore dell’opera pubblica come luogo di riflessione, sospensione e dialogo.

Le opere non chiedono solo di essere osservate. Chiedono di essere vissute, dentro una quotidianità che si apre all’inatteso. Con Visioni Urbane, l’arte si fa parte del respiro stesso della città.

La biografia artistica di Benetton

Toni Benetton, nato a Treviso nel 1910 e scomparso nel 1996, è considerato uno dei maggiori scultori contemporanei italiani, nonché il più autorevole nel campo della macroscultura. Allievo di Arturo Martini all’Accademia di Belle Arti di Venezia, negli anni Sessanta intreccia rapporti con figure di spicco della cultura come Giovanni Comisso, Andrea Zanzotto e Carlo Scarpa.

Realizza grandi figure in ferro, spesso animali, e inaugura uno dei primi parchi di scultura in Italia nel Giardino Salomon di Solighetto (Treviso). Nel 1964 rappresenta l’Italia al Congresso Mondiale dell’Arte a New York, mentre in Germania e Tunisia riceve importanti commissioni monumentali. Nel 1965 vince il Gran Premio per la macroscultura alla Quadriennale di Lindau.

Fondatore dell’Accademia Internazionale del Ferro (1967), apre il suo atelier ad artisti da tutto il mondo. La critica inizia a parlare del suo lavoro come una forma di scultura architettonica per le città del futuro. Seguono importanti esposizioni a Trieste, Treviso, Milano (Rotonda della Besana), e Venezia (Ca’ Pesaro).

Nel 1977, la Galleria d’Arte Moderna di Bologna organizza un convegno internazionale sull’arte del ferro, accompagnato da una mostra antologica. È invitato nel 1980 al Crafts Council nei pressi di Londra, dove tiene una conferenza su Il ferro nella scultura dal Mille a oggi. Nel 1981, l’Istituto Italiano di Cultura di Praga presenta il suo studio per un’opera commemorativa del massacro nazista di Lidice.

Seguono esposizioni e riconoscimenti internazionali: nel 1985 a Toronto, nel 1986 alla XLII Biennale d’Arte di Venezia, nel 1995 vince il Primo Premio assoluto per la scultura a Dubrovnik. Nel 1996, il Museo d’Arte Moderna gli dedica una grande mostra retrospettiva. Nello stesso anno si tiene a New York il simposio internazionale L’Arte del Ferro, introdotto da un documentario del critico americano Stephen Bondi.

Nel 2001, il Museo “Luigi Ballo” di Treviso ospita la mostra Magicheforme, con sculture e disegni del Maestro. Il suo lavoro è stato ampiamente documentato in film e documentari. Nel 2003, una nuova mostra antologica viene inaugurata nel castello di Helfstyn, in Moravia (Repubblica Ceca).

Le sue opere sono conservate in musei internazionali, tra cui: Hirshhorn Museum (Washington), Hakone Open Air Museum (Tokyo), Ca’ Pesaro (Venezia), Museo Ballo (Treviso), Museo di Lidice (Repubblica Ceca), e molti altri. Due sue opere sono state esposte alla XLII Biennale d’Arte di Venezia, mentre i progetti dei “Townscapes” sono stati presentati in una mostra personale alla XII Mostra Internazionale di Architettura (Biennale di Venezia).

Le opere esposte a Montebelluna

VIVIBILE N.3 (Anno 1969) – L’opera vivibile mette in rapporto l’opera al paesaggio: l’opera non vuole essere una semplice creazione formale e di carattere contemplativo, bensì struttura simbolica mediante la quale l’artista cerca di rigenerare la dimensione collettiva per giungere ad una scultura da “vivere”.

DEPOSIZIONE (Anno 1961) – È ancora evidente l’allusione alla figura umana: attraverso la definizione dei profili, la sintesi non è ancora estrema, poiché il richiamo al figurativo è ancora chiaro ed esplicito.

LE MONACHE (Anno 1964) – La perfetta armonia tra l’equilibrio delle masse, il gioco delle linee e la composizione dei sentimenti espressi donano a quest’opera quella leggerezza che l’allontana da una statuaria rigidità.

SPAZIO 3 (Anno 1968) – Quest’opera è il risultato del taglio di un’unica lastra di ferro con la fiamma ossidrica, e di successivi interventi di rotazione, che permettono ai quadrati di diverse dimensioni di intersecarsi tra loro.

(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
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