Venerdì la scrittrice Silvia Semenzin ha avuto l’opportunità di presentare il suo nuovo saggio all’Auditorium della biblioteca di Montebelluna, in dialogo con la giornalista Annalisa Girardi e l’esperta di violenza digitale, Elena Gajotto.
L’evento è stato proposto dalla Libreria Zanetti nell’àmbito del progetto “Patto per la lettura del montebellunese”, che ha l’obiettivo di promuovere e sostenere la pratica della lettura nel territorio.
L’obiettivo dell’autrice è sfatare il mito della neutralità della rete attraverso esempi di misoginia e stereotipi di genere, che si sono amplificati con l’avvento dell’AI alimentando una violenza digitale: fenomeno ancora spesso impunito, incurante del profondo legame con la violenza reale.
Un ruolo cruciale nella costruzione della manosfera – comunità digitale che promuove modelli di mascolinità- è giocato dalle piattaforme stesse: consapevoli che i commenti d’odio e gli stereotipi generano un’alta interazione e monetizzazione, antepongono il profitto all’imposizione di limiti o all’autoregolazione.


“Serve coraggio politico per far fronte a questa problematica – afferma la sociologa – dato che la misoginia si lega alla promozione di politiche di estrema destra, oggi al potere”.
Durante il dibattito è intervenuta anche Elena Gajotto, responsabile del centro antiviolenza Stella Antares di Montebelluna, sottolineando l’urgenza di investire nell’educazione sentimentale e relazionale a partire dai bambini, così da evitare che se ne occupi la tecnologia e per renderli capaci di “leggere” ciò che essa propone.
Cosa si può fare concretamente? Come prima cosa riconoscere che la tecnologia è uno strumento politico imbevuto di ideologia e secondariamente, cercare di cambiare quest’ultima attraverso il femminismo: “Movimento portatore di valori – come speranza e amore – alternativi a quelli dominanti”.
(Autore: redazione Qdpnews.it)
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