Mini Festival Radia “On air”: viaggio tra le Number Stations

Giovedì sera si è tenuto al MeVe il primo incontro del Mini festival “Radia”, nel corso del quale è stato ascoltato il podcast “Number stations, la radio delle spie” di Andrea Borgnino.

La serata si è divisa in due parti: l’ascolto dei 5 episodi del podcast e un breve confronto tra Borgnino e Anna Giulia Volpato, curatrice di Radia e responsabile della comunicazione. Il tutto era trasmesso in diretta radiofonica, con la possibilità di intervenire da remoto.

Il protagonista del podcast è un ragazzo che mentre ascolta la radio si interfaccia con qualcosa di insolito: una lunga sequenza di lettere pronunciate da una voce femminile fredda, probabilmente generata da un computer. Mosso dalla curiosità, cerca di approfondire la questione. 

Scopre che le lettere erano trasmesse in codice fonetico NATO, usato dai militari e dai marconisti sulle navi e sugli aerei, per rendere più chiara possibile la trasmissione di messaggi: la lettera a (alfa), b (beta), c (charlie) e così via. Quello che aveva ascoltato era una “Number Station”, uno dei segnali più misteriosi dell’etere che prevedeva la trasmissione di messaggi in onde corte. Si presume che dietro le quinte ci fossero le grandi potenze mondiali, e il destinatario di tali messaggi potesse essere una qualsiasi persona dotata di un ricevitore portatile che passava inosservato.

Le origini

Queste stazioni misteriose risalgono alla prima Guerra mondiale, momento in cui le prime onde radio vennero usate per trasmettere dei messaggi codificati, che non usavano voci umane ma segnali in radiotelegrafia con il codice Morse. 

La seconda Guerra mondiale è stato il vero trampolino di lancio per i messaggi in codice come strumenti diffusi di comunicazione, alcuni dei quali sono entrati a far parte della cultura popolare. Un esempio sono i “messaggi speciali” in onda su Radio Londra o da Radio Bari. Quest’ultimi preparati dai servizi segreti alleati per i partigiani che combattevano nel 1943 al nord Italia, contro i fascisti e tedeschi. 

(“Martino non parte”, “Abbi fede” “Anna dorme”) alcuni esempi.

Con la guerra fredda cambia la natura di questi fonogrammi: iniziano a comparire intere stazioni radio dedicate a vere e proprie trasmissioni speciali, non solo più brevi messaggi. In questo caso erano indirizzati a gruppi di combattenti clandestini per comunicare quando “far brillare” un ponte o quando avrebbero ricevuto nuove armi, con un lancio aereo.

Dopo gli anni ’50 questi segnali iniziano a comparire nella banda ad onde corte in varie lingue, trasmettendo lunghe liste di numeri e cifre senza senso compiuto, programmate per raggiungere i loro ascoltatori ovunque. Spesso lo stesso messaggio veniva trasmesso più volte al giorno su varie frequenze, per facilitarne la trascrizione e la reperibilità.

La crittografia è la pratica di protezione dell’informazione con l’uso di algoritmi codificati o di sistemi che permettono di celare un messaggio in modo sicuro. Il sistema usato si chiama “One time ped”- “taccuino monouso” – contenente una collezione di numeri casuali usati per decifrare i messaggi, condiviso solo tra mittente e destinatario per non lasciar tracce.

Casi internazionali 

Sono molteplici le storie di spionaggio citate nel podcast: il caso delle cinque spie cubane negli anni ’90 arrestate dalla CIA per essersi infiltrate nelle organizzazioni terroristiche anticastriste; la perquisizione nell’ottobre 2011 a Stoccarda, che colse in flagrante una 46enne mentre trasmetteva via onde corte con una radio collegata ad un computer, scoprendo che insieme al compagno apparteneva ad una rete di agenti 007 infiltrati dal servizio segreto russo; e infine l’episodio di Anna Chapman, che simboleggia l’evoluzione di queste pratiche con l’uso delle nuove tecnologie: oltre ai messaggi crittografati, postava dei video su Youtube contenenti codici nascosti.

E oggi? 

Nonostante il numero si sia ridotto, queste antiche trasmissioni radio numeriche sono ancora una realtà, anche in un mondo così super connesso. Dal 1993 il gruppo “Enigma 2000” si dedica alla classificazione di stazioni ancora attive; tra queste troviamo G06, tornata in vita nel 2023 in lingua tedesca; E17, i cui segnali sono scomparsi il 24 febbraio 2022, data dell’invasione russa in Ucraina; The new star broadcasting Station, che trasmette da Taiwan una serie di gruppi da quattro numeri. La particolarità è l’accompagnamento di una sigla introduttiva con flauto asiatico.

Su questo argomento sono stati realizzati film e videogiochi, come Call of duty, e sono state dedicate anche delle puntate di storiche trasmissioni italiane come Voyager, condotta da Roberto Giacobbo.

Racconta l’autore del podcast…

“Tutto questo è qualcosa di unico: sapere che nel 2026 vengono ancora usate vecchie modalità di trasmissione, seppur con qualche avanzamento tecnologico, significa che c’è qualcosa di importante da dire per investire molti soldi nella realizzazione di questi sistemi”. E Aggiunge: “Quando mi capita di intercettare questi messaggi, rimango sempre a bocca aperta perché mi immagino la scena: da un lato una struttura statale che sta trasmettendo questo segnale e dall’altro il destinatario che, tra le mura di casa, cerca di decifrare il messaggio con carta e penna”.

(Autrice: Francesca Battilana)
(Foto: Francesca Battilana)
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