Un cigno nero, che citando l’autore Nassim Nicholas Taleb, diventa allegoria di un evento imprevedibile, capace di sconvolgere gli equilibri e le certezze: parte da quest’immagine forte, Luca Zaia, presidente della Regione del Veneto, per introdurre il suo libro “I pessimisti non fanno fortuna” edito Marsilio, presentato lunedì sera a Crespano di Pieve del Grappa, nella sala consiliare di Palazzo Reale.
Un cigno nero che per la nostra generazione si è presentato due volte, la prima volta con il Covid e la seconda volta con una guerra: una premessa necessaria, per Zaia, che afferma “spesso la storia ci insegna che dopo la pioggia viene il sereno e proprio per questo dico, riprendendo una frase che ripeto spesso, che i pessimisti non fanno fortuna. Mi rendo conto che in un momento come questo un’affermazione come questa possa suscitare anche qualche polemica, ma questo titolo serve anche per far capire che non bisogna sempre inseguire questa narrazione della negatività”.


Dialogando con il moderatore, il giornalista Marco Magheri, Zaia ha commentato alcuni dei temi che affronta nel volume, dove li ha introdotti prima attraverso un’esperienza personale. Per quanto riguarda l’autonomia ha considerato: “Abbiamo due categorie di cittadini: chi ha un po’ di speranza e chi dice che tanto non ci riusciremo mai. Un tempo parlare di autonomia era praticamente proibito, oggi questo concetto è stato sdoganato” ha commentato, ricordando come nel 1948 la prima Repubblica tollerasse la filosofia federalista. Poi, sul tema di cui parla nel libro, ha aggiunto: “È inutile prendersi in giro: è chiaro che l’Italia è già spaccata in due e ha due velocità. In Veneto non c’è un solo Comune che sia in una situazione di dissesto finanziario, mentre al sud esistono Regioni che ne hanno almeno la metà. Non dico che dobbiamo lasciare il Sud a se stesso ma non ho mai creduto nell’equa divisione del malessere”.


Parlando del conflitto europeo, Zaia ripercorre la visione della Guerra del Golfo, tra il 91-92: un periodo che confronta con le tensioni russo-ucraine. Il presidente ha definito intollerabili i comportamenti anti-diplomatici di alcuni leader europei, con prove muscolari e soprattutto verbali capaci di annullare ogni dialogo. “Mi auguro che torni in mano alla diplomazia – afferma, – Per quanto riguarda gli effetti sui cittadini, invece, parrebbe stia tanto a cuore ai cittadini, ma non ho visto la gente scendere in piazza. Si protesta per altro, ma non per questa guerra. All’inizio, si scrivevano pagine e pagine dei giornali e ora per molti, la guerra è diventata poco più che una breve”.


Zaia ha dedicato due capitoli anche agli sprechi alimentari e alla sostenibilità ambientale: “Nel capitolo dell’ambiente ho descritto un’immagine che ricordo bene: i miei nonni erano contadini e tutto ciò che non era recuperabile andava nel fuoco. Oggi si parla di sostenibilità, ma nei supermercati tutta la frutta e la verdura che non ha un colore o una forma perfetta viene buttata via. E invece di mangiare prodotti della nostra area, importiamo ananas per poterlo mangiare a Natale. E lo andiamo a prendere, là dove non c’è un controllo sui prodotti così stringente come c’è qui in Italia. Sprechiamo oltre seicento mila pasti all’anno, lasciando i prodotti a marcire nella “tomba di famiglia” (il frigorifero). Mi piacerebbe introdurre la legge del doggy bag: che se al ristorante non mangi tutto te lo porti a casa. Questa è una grande sfida sul piano culturale: ogni piccola azione può portare a un cambio di paradigma”.
L’argomento sanità ha intrecciato un tema particolarmente delicato: l’eticità del fine vita. Zaia si è espresso dicendo: “Se toccasse a me vorrei poter decidere. Bisogna rispettare la volontà dei soggetti in difficoltà: certo non possiamo pensare che sia la soluzione a tutti i mali e lo Stato deve stare al fianco di chi soffre”. Dopo aver raccontato dell’esperienza covid, l’autore ha affermato che il Veneto è una delle regioni con meno strutture legate alla sanità privata e che gli investimenti hanno consentito di avere tecnologie con dieci anni di anticipo, in settori particolarmente specializzati.


In un territorio come quello della Pedemontana del Grappa, non si poteva evitare di parlare di SPV: “A fronteggiare questo progetto c’è una questione di odio sociale – spiega Zaia – chi mi viene a dire che oggi non c’è traffico a sufficienza non ha capito che le scelte per noi erano due: terminare l’opera oppure lasciare una ferita aperta nel territorio, con proprietà espropriate ma non pagate ai proprietari. Il costo, che abbiamo portato trattando da 20 a 12 miliardi, non è relativo a 94 chilometri soltanto, bisogna comprendere anche il resto della viabilità. Il costo attuale è quello di un’autostrada nuova di classe uno, non si può paragonarla con l’A4 che ormai ha cinquant’anni e si è già ripagata da sola”.
“Quando sento queste polemiche mi fa pensare che non abbiamo più una sfida di comunità: quando uno negli Stati Uniti si compra la macchina sportiva i vicini sono contenti per lui, quando succede in Italia gli bucano le gomme – ha concluso prima di ricevere il pubblico, tra cui vari sindaci, al firmacopie -. Io ve lo dico, un Paese che odia la ricchezza è destinato all’oblio”.
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