Il paesaggio come metro di contemplazione e strumento di riflessione del patrimonio circostante: è questo l’obiettivo emerso ieri a Villa Brandolini, luogo scelto a Pieve di Soligo per il convegno “Il paesaggio, l’arte e il sacro”, che ha riunito vari esperti del settore.
“Un viaggio intellettuale e spirituale, attraverso le intersezioni tra la dimensione sacrale e il paesaggio naturale, – così come chiariva la premessa dell’iniziativa – esplorando come la geografia fisica si sia intrecciata, nei secoli, con le più profonde esperienze dell’arte e del sacro”.
Il convegno, condotto da Danilo Riponti (giurista e storico) e introdotto da Roberto Masiero (professore di Storia dell’architettura), ha visto ieri mattina l’esposizione da parte di Gennaro Cicchese (docente di Antropologia filosofica ed Etica alla Pontificia Università Lateranense), Marcello Ghilardi (professore di Estetica all’Università di Padova), Marcello Barison (docente di Estetica alla Libera Università di Bolzano, che ha fatto pervenire il video del proprio intervento), Annalisa Metta (professore di Architettura del paesaggio all’Università degli Studi Roma Tre), Riccardo Caldura (filosofo, critico d’arte e direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia) e Silvano Tagliagambe (professore emerito di Filosofia della scienza all’Università di Sassari).
Nel pomeriggio è seguita la performance artistica di Federico Lucchetta, con uno spazio dedicato al concerto dei solisti della Piccola Orchestra Veneta, diretti da Giancarlo Nadai.
L’iniziativa ha visto un contributo anche da parte del sindaco Stefano Soldan: “Ringrazio il presidente Roberto Masiero e tutto l’Osservatorio del paesaggio per il prestigioso e importante seminario organizzato in Villa Brandolini – ha affermato – Un’occasione di approfondimento attorno al tema del rapporto tra paesaggio, arte, sacro. Auspico che questa iniziativa si possa ripetere anche nella formula sinergica realizzata con la collaborazione con la scuola di musica Toti Dal Monte e l’artista Federico Lucchetta”.
Tra i contenuti emersi c’è sicuramente il concetto di arte come luogo privilegiato di rivelazione del paesaggio. Un paesaggio presente, al centro della scena, inteso non soltanto da una prospettiva urbana, ma alla luce di intrecci con altre discipline, come la filosofia, la riflessione religiosa.
Ecco, quindi, che il paesaggio diviene un “sistema di relazioni”, dove traspare il racconto di un determinato processo del mondo.
La visione paesaggistica è da considerare come un modo per far comprendere la propria implicazione nel mondo: una prospettiva, alla luce della quale, assume una connotazione particolare il tema del recupero delle zone dismesse, mentre la linea “arte, sacro e paesaggio” mostra una certa continuità di concetto.
L’arte sicuramente contribuisce a un’analisi del patrimonio paesaggistico circostante, così come il paesaggio stesso si mostra come il riflesso di un determinato sistema di pensiero.
Appare chiaro, pertanto, come le dinamiche urbanistico-architettoniche dello scenario circostante si intreccino alle questioni filosofiche.
Un convegno, quindi, che ha voluto ricostruire una sorta di atlante spazio-temporale del patrimonio paesaggistico, per cogliere quella relazione che lega tra loro i luoghi con l’uso che ne fanno le persone.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
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