La città di Pieve di Soligo ci riprova e, con l’Alta Marca Trevigiana, si candida ancora una volta a Capitale italiana della cultura per il 2028.
Dopo l’edizione 2021 (slittata al 2022, per criticità legate alla pandemia), in cui il territorio arrivò tra le dieci destinazioni finaliste, Pieve di Soligo tenta il “bis”, per cercare, stavolta, di portarsi a casa il titolo.
L’iniziativa “Capitale italiana della cultura”, promossa da un bando del Ministero della Cultura, ha l’obiettivo di incentivare la capacità progettuale delle città italiane, affinché lo stesso valore culturale venga percepito come un fattore di coesione sociale, crescita territoriale e sviluppo economico.
Nel 2021 Pieve di Soligo presentò un dossier incentrato sul “paesaggio come fattore culturale”, una proposta poi condensata nel dossier “Paesagire – azioni di passaggio”. Il titolo poi venne vinto da Procida.
Il nuovo dossier sarà realizzato nelle prossime settimane, proponendo un percorso partecipativo rivolto alle realtà del territorio, che coinvolgerà anche l’IPA Terre Alte della Marca Trevigiana e l’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, oltre ad altre associazioni, consorzi e stakeholder locali, con l’obiettivo di approfondire il concetto di “fare comunità”.
A tal proposito, verrà attivata una fase concertativa con le associazioni e le realtà territoriali, a cui seguirà la costruzione del dossier, che verrà inviato entro il 25 settembre al Ministero della Cultura.
Sono in tutto 25 le città partecipanti, tra le quali saranno individuate le dieci finaliste entro il 18 marzo. Finaliste che verranno quindi invitate ad audizioni pubbliche, programmate entro il 12 marzo 2026.
Entro il 27 marzo la giuria – composta da sette esperti del mondo della cultura, delle arti, della valorizzazione territoriale e turistica – proporrà al Ministero il nome della città vincitrice, che riceverà un contributo di un milione di euro, per la realizzazione delle attività progettate nel dossier.
Agrigento è la capitale della cultura 2025, L’Aquila del 2026 e Pordenone del 2027.
Oltre a Pieve di Soligo, concorrono anche Anagni (Lazio), Ancona (Marche), Bacoli (Campania), Benevento (Campania), Catania (Sicilia), Colle di Val d’Elsa (Toscana), Fiesole (Toscana), Forlì (Emilia Romagna), Galatina (Puglia), Gioia Tauro (Campania), Gravina in Puglia (Puglia), Massa (Toscana), Melfi (Basilicata), Mirabella Eclano (Campania), Moncalieri (Piemonte), Pomezia (Lazio), Rozzano (Lombardia), Sala Consilina (Campania), Sarzana (Liguria), Sessa Arunca (Campania), Tarquinia (Lazio), Unione dei Comuni “Città Caudina” (Campania), Valeggio sul Mincio (Veneto), Vieste (Puglia).
Da notare come Pieve di Soligo e Valeggio sul Mincio (Verona) siano gli unici due territori del Veneto che concorrono a questa sfida, letteralmente a suon di cultura.
La proposta del dossier pievigino verrà coordinata grazie alla collaborazione con la Fondazione Francesco Fabbri, insieme a un gruppo di lavoro diretto dal professor Carlo Bagnoli, docente ordinario dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
La presentazione della candidatura
Ogni anno il Ministero della Cultura individua una città italiana come Capitale della cultura e Pieve di Soligo si appresta a scendere in campo, per agguantare questo titolo.
“Avevamo promesso di rimarcare il valore culturale del territorio – ha affermato questa mattina il sindaco di Pieve di Soligo Stefano Soldan, durante la conferenza stampa della candidatura – Questa è una sfida, a cui speriamo di arrivare primi”.
“Un’opportunità, culturale e di sviluppo per tutto il territorio, che si riapre”, il commento dell’assessore alla Cultura Eleonora Sech, mentre il consigliere regionale Alberto Villanova ha sottolineato l’importanza di lavorare insieme, come una squadra, essendo “un investimento per il futuro delle nuove generazioni”.
“Complimenti al sindaco, che ci crede anche questa volta – le parole di Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – Dobbiamo fare tutti da cassa di risonanza”.
Federico Della Puppa, coordinatore del progetto Armonie, ha anticipato che il lavoro approfondirà anche il concetto di comunità e gli aspetti da mettere in campo per il futuro del territorio, per approfondire “il legame tra il tema della cultura e gli elementi fondamentali” del territorio stesso.
Carlo Bagnoli, docente ordinario di Ca’ Foscari, ha sottolineato come una delle sfide più grandi dell’epoca attuale sia quella di riportare il concetto di collettività in una società attraversata dal cosiddetto “io sono”.
“Bisogna risvegliare un ‘sentimento oceanico’ di appartenenza alla comunità“, ha affermato, a tal proposito, il docente cafoscarino.
In platea erano presenti anche Michele Genovese (direttore di Ipa Terre Alte) e Marco Zabotti (direttore scientifico dell’istituto diocesano “Beato Toniolo. Le vie dei Santi”, nonché ideatore e coordinatore del precedente dossier di candidatura).
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto e video: Arianna Ceschin)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata







