“Non mi piace parlare di me”: è la frase che più volte venerdì sera a Pieve di Soligo ha ripetuto Oscar Farinetti, imprenditore che si è fatto conoscere nel mondo con l’esperienza di Eataly.
Farinetti è stato l’ultimo ospite dell’edizione di quest’anno di “Pieve Incontra”, rassegna ideata e condotta dalla giornalista Adriana Rasera (con il patrocinio del Comune di Pieve di Soligo e la collaborazione di una carrellata di sponsor), ospitata al Teatro Careni di Pieve di Soligo.


Se il business non è stato il fulcro tematico della serata, lo è stato il gusto per le storie e gli aneddoti di vita, di persone più note, ma anche di gente comune.
Storie racchiuse nel volume “Hai mangiato?”, edito da Slow Food Editore e completo delle fotografie di Bruno Murialdo.
“Questo è un libro di narrativa, che contiene 22 storie e io adoro le storie – la premessa di Farinetti – ‘Hai mangiato?’ è un modo per dire ‘ti voglio bene’. Pensate che, nella Corea del Sud, questa è un’espressione utilizzata per dire ‘ti amo’ e, di fatto, far da mangiare è un autentico gesto d’amore”.
Tra le figure ricordate c’è stata quella di Tonino Guerra, poeta con cui Farinetti ha avuto modo di collaborare a lungo.
“Si fece quattro anni di campo di concentramento, per poi tornare a casa a piedi: quando la madre lo rivide, gli chiese se avesse mangiato – ha raccontato – Ogni capitolo è una storia che parte da una foto di Bruno Murialdo”.
E tra le storie raccontate c’è quella di Mentina e Cesare, cugini di secondo grado che si sposarono nel 1919. Lei aveva sette anni in più di lui e fu una cosa che fece scalpore all’epoca.


“Quando Mentina aveva 14 anni, Cesare ne aveva 7 e le disse ‘da grande ti sposo’. Lei gli rispose ‘va bene, ti aspetto’. E seppe attendere, ebbe un buon rapporto con il tempo, perché dovette aspettare che lui facesse la Prima guerra mondiale e poi arrivò la spagnola. Ecco, ogni storia ha una morale“, ha chiarito.
Nel corso della serata sono emerse altre vicende umane, tra cui quella del rapporto tra Giovanni (fascista per necessità lavorativa) e il figlio Ernesto Treccani (partigiano), una vicenda che dimostra come una persona si identifica per il proprio comportamento e non per le etichette imposte.
Senza scordare il curioso caso di Giovanni e la gatta Milva, quets’ultima appassionata di salami.
Non sono mancati riferimenti a temi più ampi, che si intrecciano a queste vicende, come la caduta del Muro di Berlino, il tema del destino e dei rapporti umani.
Romano Levi, la sua grappa (con le etichette “Grappa con moscerino” e “Grappa senza moscerino”) e la patente mai conseguita, è una storia che ha svelato la volontà “di non sorpassare mai nessuno”, mentre la vicenda di Anthony Scalise e della sua catena americana di 400 gelaterie (sorta da un’idea nata in piena Grande Depressione) ha mostrato la determinazione in quella che era un’America differente rispetto a oggi.


“Credo che l’imprenditore non debba fare anche il politico”, il commento di Farinetti in riferimento alla figura di Donald Trump e alla sua idea di istituire i dazi.
Curioso anche il caso della cameriera Ermenegilda, nata lo stesso anno di Marilyn Monroe e profondamente affranta dalla vicenda della sua morte.
Tutto tra il ricordo della nonna Teresa, che consigliava di leggere Dickens per essere ottimisti, e il profumo di brillantina del padre, rievocato come una “madeleine” di Proust.
“Ho venduto la maggioranza di Eataly: ora basta business, scrivo storie e a settembre uscirà un romanzo – ha spiegato, prima dei saluti conclusivi di Eleonora Sech, assessore alla Cultura di Pieve di Soligo – Non ho mai tenuto i diritti dei libri, ma ho sostenuto vari progetti, come gli orti in Africa: sono contento di vendere libri, così posso finanziare cose buone“.
(Autore: Arianna Ceschin)
(Foto: Arianna Ceschin)
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