Κράτος – quando il controllo diventa tempesta

Nella tragedia greca di Eschilo intitolata “Prometeo incatenato”, compare κράτος (krátos – il potere) come personaggio: colui che ha potere parla liberamente…Ma è proprio vera questa affermazione? Si tratta di potere senza dialogo, esecuzione senza pietà, legge senza cuore. 

Dalla parte opposta, troviamo proprio il titano Prometeo, colui che ha donato il fuoco e la sapienza tecnica agli uomini, colui che ha donato potere quindi agli uomini, ma non senza responsabilità. 

Prometeo ha donato il fuoco non per dominare, ma per liberarci e la sua punizione per questo è leggenda: viene incatenato al Caucaso e ogni giorno un’aquila gli rode il fegato che, durante la notte gli ricresce, permettendo il perpetrarsi eterno del supplizio di un immortale.

Anche Zeus, il padre degli dei, detiene il potere: ce lo dice Esiodo nella Teogonia, quando ci racconta che egli conquista il trono non solo per la sua forza, ma anche perché è capace di ordinare il cosmo.

Il potere di Zeus è quindi un equilibro tra forza, giustizia, consiglio, persuasione.

Domandiamoci una cosa: chi ha potere oggi? Beh, per provare a dare una risposta, potremmo dire che tutti noi abbiamo un potere: a scuola, nelle scelte educative, nei giudizi, nelle parole che pesano; nelle relazioni, chi parla per primo, chi decide, chi guida; in politica, dove il potere può costruire diritti o distruggerli; nel lavoro, nella tecnologia, con algoritmi che controllano cosa vediamo, cosa leggiamo, cosa sappiamo…

Il potere è come una sorta di tempesta che distrugge, ma allo stesso tempo purifica l’aria che respiriamo.

Nell’Atene del V secolo a.C. il potere prendeva forma nella parola pubblica, nel λόγος che si confronta nell’assemblea, nei tribunali, nel teatro stesso. Non è un caso che la tragedia venga rappresentata davanti alla comunità: Eschilo, Sofocle ed Euripide mettono in scena il potere per smascherarne i rischi, per educare i cittadini a riconoscerlo. Nella Grecia antica il potere che non ascolta, che non dialoga, che non accetta il limite, è sempre destinato a trasformarsi in ὕβρις, la tracotanza che provoca la rovina. Prometeo, Zeus, ma anche Agamennone, Creonte o Edipo ci insegnano che il vero potere non coincide con l’obbedienza cieca, bensì con la capacità di tenere insieme forza e giustizia, autorità e responsabilità, decisione e cura dell’altro. 

In questo senso, l’antico continua a parlarci: il potere, ieri come oggi, non è mai neutro, ma rivela sempre chi siamo e che tipo di comunità vogliamo costruire.

Ogni volta che la vita ci consegna un fulmine in mano, per ritornare alla metafora di Zeus, abbiamo quindi una responsabilità e dobbiamo decidere come usare quel potere. Dobbiamo domandarci come usare la nostra forza, perché essa serve per illuminare, non per dominare.

Citando una battuta dal film “Spiderman”, un mito della modernità, “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

(Autrice: Giulia Zandonadi)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà Dplay Srl)
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